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Dieci buoni motivi per non iscriversi all’UAAR

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Non siamo contro la posizione esistenziale dell’ateismo, che stimiamo e rispettiamo, nemmeno intendiamo opporci all’Unione Atei Agnostici Razionalisti in sè. Il nostro è un contrasto che nasce dai contenuti promossi da questa associazione, i quali portano a banalizzare la posizione ateistica, creando frange militanti, violente, estreme e fondamentaliste. Ogni giorno vengono offesi e diffamati i rappresentanti della Chiesa e di altre religioni, senza che nessuno di questi purtroppo avvii pratiche legali. Appellandoci quindi anche noi alla libertà d’espressione e di pensiero, rispondiamo al “decalogo” presente sul sito UAAR, indicando i motivi per cui, secondo noi, non bisognerebbe iscriversi alla UAAR.


1. Perché tutela i diritti civili degli atei e degli agnostici insultando i credenti e chi si professa cristiano.

I cittadini italiani sono liberi di essere credenti o non credenti. Hanno il diritto di essere tutelati per le loro decisioni filosofiche ed esistenziali ma non possono permettersi di insultare e screditare chi non condivide le loro scelte. La UAAR difende i suoi associat e attraverso di essi insulta e discrimina quotidianamente chiunque si professi credente, creando un clima di tensione e di odio. E’ un finto ateismo che si è trasformato in anti-teismo. Tutti sappiamo che la Chiesa Cattolica dall’altra parte non solo è aperta continuamente al dialogo con chi si professa ateo, ma addirittura durante le liturgie pasquali chiede ai suoi fedeli di pregare e di essere fratelli anche a tutti loro.
Obiettivo: siamo contro i contenuti di un’associazione che difende i suoi appartenenti attraverso un’opposizione violenta a chi la pensa diversamente e intendiamo difendere, anche per vie giuridiche, chi si sente offeso e discriminato dall’associazione UAAR



2. Perché difende e promuove l’ateismo mascherandosi dietro il termine laicità e schierandosi contro i Padri del liberalismo.

La laicità dello Stato è un supremo principio costituzionale. Ma la vera laicità non è atea o antireligiosa. Laico è lo Stato non teocratico, non sottoposto giustamente ad una Chiesa.
Lo Stato laico delibera sulla base dei liberi convincimenti dei suoi governanti. Ma non si può pretendere che questi convincimenti personali debbano per forza prescindere da quelli religiosi, non è possibile chiedere a chi delibera di essere indifferente, neutro o addirittura contrario, come vorrebbe l’associazione UAAR, da ciò che crede nel più profondo di sè stesso. Irregimentare forzosamente la sfera pubblica escludendone completamente la religione, anche come principio morale di chi governa, è un’intromissione della sfera personale e un modo surrettizio di far valere certe ragioni di certi gruppi per certi scopi (quelli atei e laicisti, appunto) e non altre.
I Padri del liberalismo, Immanuel Kant, John Locke e Thomas Jefferson non erano certo credenti ortodossi, anzi erano addirittura anticlericali, ma tutti e tre erano cristiani, tutti e tre legarono i diritti fondamentali degli uomini e il fondamento dello Stato liberale ai comandamenti del Dio cristiano. Tutti e tre erano convinti che l’ethos liberale è quello che deriva dall’idea dei figli-immagine del Dio cristiano. Come disse Benedetto Croce, “non possiamo non dirci cristiani”, dove il termine cristiano non necessita per forza una fede in Dio, ma un’ammirazione laica, anche atea, al messaggio cristiano, a quell’Uomo che ha portato nel mondo la rivoluzione morale di uguaglianza, di dignità e di fratellanza senza precedenti e che deve tradursi in un costume civile.
Obiettivo: siamo contro i contenuti di un’associazione che portano a distanziarsi dalle basi dell’Europa e della democrazia, ponendosi in netto contrasto con il pensiero dei Padri europei, per i quali liberalismo e cristianesimo erano congeneri. Intendiamo difendere la sana laicità e le radici storiche e culturali del nostro Paese.


3. Perché valorizza le concezioni del mondo incredule e razionali, imponendosi nella società come nuova confessione religiosa.

L’UAAR dice pubblicamente e ai suoi associati di essere un’associazione laica e non religiosa, però nelle carte ufficiali, pur di partecipare ai rapporti con lo Stato (perseguendo evidenti benefici economici) definiti dall’art. 8 della Costituzione, si definisce così: “L’UAAR, in quanto confessione religiosa ai sensi dell’art. 8 c. III Cost., risulta titolare di tale interesse, e l’atto che lo lede non può in conseguenza con­siderarsi atto politico” (vedi Ricorso straordinario al Capo dello Stato). Inoltre afferma di essere “l’unica associazione italiana di atei ed agnostici”, ambendo a contrapporsi all’unica Chiesa Cattolica. E gli anarchici del circolo Papini, i Liberi pensatori atei, agnostici, eretici del Giordano Bruno e i meno famosi gruppi locali dove li mettiamo?? (vedi anche l’articolo: l’UAAR è una chiesa?)
Inoltre è da sottolineare che l’UAAR agisce scimmiottando la proposta sociale della Chiesa cattolica, con tanto di indottrinamento ateo, (catechesi?), raduni mensili e infrasettimanali di approfondimento (ritiri spirituali?), vacanze per i più piccoli all’insegna dell’ateismo e dell’indottrinamento scientifico (campi scout o dell’oratorio?), premi culturali (premio templeton?). Ha anche i suoi manufatti d’adorare come la cosiddetta Seconda sindone del CCAP. Non manca nemmeno il lato sociale: assiste infatti moralmente e ateisticamente all’interno degli ospedali, facendo spietata guerra alle suorine misericordiose e accompagnando con frasi e pensieri frustranti (del tutto personali e non dimostrati) i poveri malati terminali, come del tipo:  “non soffrire, devi essere razionale come noi. Pensaci, è inutile sperare, la tua vita tanto non ha mai avuto senso, i tuoi cari che lasci sono solo prodotti naturali di combinazioni genetiche casuali, l’amore che tanto ti lega a tua moglie e ai tuoi figli in realtà è solo un istinto primordiale dovuto alla lotta per la sopravvivenza. Stai tranquillo e rallegrati, non c’è nessuno che ti aspetta e la parentesi casuale tra il non c’ero e il non ci sarò si chiuderà fra poco”.
Obiettivo: siamo contro i contenuti di un’associazione che discrimina quotidianamente una realtà e intanto ne imita la struttura. Contro a chi vuole imporsi legalmente come un’ennesima e non necessaria confessione religiosa, autoproclamandosi unica rappresentate degli atei, parlando anche per coloro che non si sentono da essa rappresentati. Intendiamo controbattere a questa insopportabile arroganza.


4. Perché diffonde informazione laicista e scientista, riproponendo antiche leggende nere anticattoliche.
L’UAAR, probabilmente soffrendo di frustrazione da minoranza cerca di fare proselitismo attraverso una agguerrita rassegna stampa in cui quotidianamente vengono disprezzate le autorità ecclesiali e i fedeli di ogni religione, sottolineando con gusto ed ironia le incoerenze e gli errori degli stessi. Molto macrabe sono poi le notizie sottoposte ai suoi membri in cui vi si riportano, a volte con compiacimento, le persecuzioni che ricevono continuamente i cristiani nel mondo o gli incidenti che avvengono durante qualche manifestazione religiosa (vedere esempio1, esempio2 ed esempio3).  I commenti dei suoi associati non sono moderati dallo staff e vi si possono quindi leggere le più grandi cattiverie e maldicenze che un uomo in preda all’odio cristofobico può dire. I credenti vengono insultati e definiti irrazionali, ignoranti e creduloni. Occorre sottolineare che l’insulto ricade inevitabilmente anche sui più grandi uomini della storia (compresi scienziati e intellettuali), che senz’altro non erano atei come dimostra questo “piccolo” elenco di famosi credenti).
Obiettivo: siamo contro i contenuti di un’associazione che permette ai suoi associati di diffondere l’odio e l’intolleranza anticristiana e anticlericale e insultare i grandi uomini della storia sulla base di diverse posizioni esistenziali. Intendiamo difendere la razionalità della fede da un punto di vista teologico, filosofico, storico/archeologico e scientifico.



5. Perché è un grande spazio di incontro e confronto tra i non credenti ma un luogo di chiusura ottusa verso chi tenta un dialogo sulle ragioni della sua fede.

Abbiamo personalmente più volte tentato di entrare in dialogo attraverso il loro sito internet ma abbiamo sempre desistito dopo che veniva screditato e sbeffeggiato ogni nostro argomento e la nostra persona. E’ infatti un vizio diffuso tra gli associati della UAAR quello di prendersela più con la persona che con l’argomento che la persona porta. Raramente si risponde poi nelle rime dell’obiezione, ma immancabilmente e rispetto a qualunque argomento, vengono sfoderati i soliti luoghi comuni che la storia laica ha promosso ed esagerato: dalla crociate a Galileo Galilei. Lo stesso mons. Ravasi ha proposto un’iniziativa di dialogo con gli atei italiani, definito Il cortile dei gentili, ma ha escluso la UAAR definendola “associazione folkloristica”.
Obiettivo: siamo contro i contenuti di un’associazione che si autocompiace e non intende dialogare serenamente sulle proprie posizioni con chi la pensa in altro modo. Intendiamo, al contrario loro, proporre ai non credenti un dibattito razionale privo di ogni ideologia, pregiudizio e discriminazione.



6. Perché dà visibilità a quei non credenti saturi di odio anticlericale e discriminatorio che sarebbero altrimenti emarginati dal dialogo civile.

Attraverso sterili campagne provocatorie con chiaro scopo di proselitismo antireligioso, la UAAR intende dare voce agli “arrabbiati” della società, che insultano gli italiani chiamandoli, dall’alto della loro emancipazione, bigotti. Sotto compenso economico atei infervorati si interessano a Dio quotidianamente, scrivono libri e curano siti Internet, promuovono incontri e campagne. E poi vanno a scrivere sugli autobus: “Probabilmente Dio non c’è, goditi la vita”. Goditi la vita? Ma da chi viene il monito?? Detto da gente che passa il suo tempo a disquisire e cercare di fare breccia in qualsiasi modo nel suo Avversario, è poco credibile. Anche perché la breccia implica la presenza di Qualcuno. Più ne parlano e più promuovono iniziative e più portano Dio nel dibattito sociale, scatenando reazioni di difesa anche da chi si era ormai ridotto ad una fede assopita. Ricordiamo quel che disse il cattolico Premio Nobel per la letteratura Heinrich Boll: “Gli atei? Quelli mi annoiano, parlano sempre di Dio” (Boll, Opinioni di un clown, Mondadori 2001).
Obiettivo: siamo contro i contenuti di un’associazione che pur di crearsi spazio e di creare scandalo nella società, dà voce a opinioni e posizioni estreme e ridicole, bloccando fin dall’origine un dialogo serio e costruttivo. Intendiamo ridurre lo spazio a disposizione per individui incivili e maleducati che vivono tra le file della UAAR, chiedendo all’associazione di moderare energicamente i commenti e gli sfoghi di alcuni suoi associati.



7. Perché dopo 24 anni di pressante esistenza è poco conosciuta in Italia e totalmente sconosciuta all’estero.
Gli iscritti dopo 24 anni sono solo 3950. Tanti quanto il numero di civili, sacerdoti e religiose massacrate dal dittatore ateo Enver Hoxha dal 1948 al 1952. La UAAR si definisce poi: “l’unica associazione nazionale che rappresenti le ragioni dei cittadini atei e agnostici”. Ciò è falso, come già detto al punto 3, infatti esistono anche gli anarchici del circolo Papini, i Liberi pensatori atei, agnostici, eretici del Giordano Bruno e i vari gruppi locali. E’ la seconda bugia scritta nel decaologo dell’associazione (l’altra è l’autodefinizione di non essere “confessione religiosa”, mentre poi nelle carte ufficiali si definisce “confessione religiosa”) che elenca i motivi per cui vuole essere pagata da un futuro associato.
Obiettivo: siamo contro i contenuti di un’associazione che vuole proclamarsi nuova autorità morale rappresentando però una netta minoranza (se non una nicchia) della società. Intendiamo aiutare l’amplificazione della voce moderata, libera e democratica della Chiesa e del Santo Padre, credibile e riconosciuta autorità civile e morale per i credenti e i non credenti.



8. Perché nonostante una ventennale lotta quotidiana non è stata ancora capace di interessare veramente la popolazione italiana.

Dopo 24 anni non è neanche presente in tutte le 20 regioni italiane. Per dare un’idea della scarsità del risultato riportiamo il solo dato del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione, che dopo l’approvazione pontificia avvenuta 28 anni fa, si radicò velocemente in 70 Paesi in tutto il mondo (vedi qui l’elenco). Spesso poi si sentono notizie di litigi tra le amministrazioni comunali e i circoli UAAR, proprio a sottolineare l’incapacità di dialogo dell’associazione, che puntualmente scarica le responsabilità sul partito politico di turno, accusando di essere discriminata.
Obiettivo: siamo contro i contenuti di un’associazione incapace di interessare realmente i cittadini e che non è capace di dialogare civilmente con le amministrazioni politiche senza creare confusione e polemiche. Intendiamo aiutare e supportare i sindaci e le amministrazioni comunali a dissentire dalle loro iniziative polemiche e antidemocratiche.



9. Perché non cresce abbastanza nonostante famosi presidenti onorari e l’impegno quotidiano sotto compenso economico di un numeroso staff.

Nel 1998 Avvenire pubblicò un articolo dal titolo “Gli ultimi atei”ad, con cui prendeva in giro la scarsità di soci UAAR, allora 176 (“meno dei panda in Cina”). Undici anni dopo il numero dei soci che ha devoluto il 5×1000 all’UAAR è circa 1100, meno della metà degli operai della FIAT che hanno aderito al gruppo di Facebook della nota casa automobilistica. Gli accessi al sito esplodono anche grazie ai blogger credenti che prendono spunto dai loro articoli per confermare la loro fede. Comunque è curioso notare che il sito dell’associazione nazionale degli atei ha lo stesso pagerank del sito della sola Diocesi di Milano. Vedi pagerank di www.UAAR.it e vedi pagerank di www.chiesadimilano.it.
Obiettivo: siamo contro i contenuti di un’associazione che illude i suoi associati con numeri discreti presentandoli come rivoluzionari. Intendiamo creare un filone culturale moderato e razionale contro l’anti-teismo violento e arrogante, e mostrare tutte le debolezze strutturali dell’associazione UAAR.



10. Perché vuole snaturare la società italiana

L’UAAR mina pesantemente alle radici culturali e liberali italiane promuovendo la secolarizzazione, l’anticlericalismo e l’anticristianeismo. Impedisce un dialogo pacato e razionale e vuole rivoluzionare l’Italia, da loro considerata in declino e invivibile. E’ opportuno ricordare che tra le città meglio vivibili del 2009 l’Italia appare 50° posto con Milano e Roma superando la laicissima Londra (51ma), San Francisco (53ma), New York (56ma), Praga (60esima) e Atene (63esima)
Obiettivo: siamo contro i contenuti di un’associazione che vuole, senza alcuna necessità impellente stravolgere l’Italia pur di voler affermare il suo credo ateistico, snaturando e violentando le sue radici. Intendiamo ricordare al popolo italiano cosa accadde quando l’ateismo diventò la religione ufficiale dello Stato.



Esistono tuttavia almeno altre mille buone ragioni per non iscriversi all’UAAR: anzi, forse ogni suo socio deluso ne saprà indicare qualcuna. Gli stessi presidenti onorari prendono spesso le distanze dall’associazione, come è accaduto il 7 gennaio del 2010 a Piergiorgio Odifreddi: “Quanto all’UAAR, è un’associazione indipendente: io non sono iscritto, e non sempre condivido le loro iniziative, ma ho accettato il titolo di presidente onorario (insieme ad altri) perché l’ateismo ha vita molto più dura del teismo, soprattutto in Italia, e si configura come un pensiero di minoranza da sostenere, non fosse altro che per la libertà di parola e di opinione”.


Lamentarsi non serve: o si subisce un ateismo violento e becero o si agisce civilmente riaffermando la razionalità della nostra fede. Se abboccherai all’associazione UAAR, iscrivendoti ad essa, contribuirai all’odio e allo sfogo rabbioso, estremista e discriminatorio verso chi non condivide le tue posizioni. Profetico fu il grande scrittore Gilbert K. Chesterton quando disse: “Uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell’umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa”. (Chesterton, Ortodossia, 1908)

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