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Un giovane italiano su due è cattolico.

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ll 52,8% dei giovani italiani si dichiara “cristiano cattolico”, contro il 66,9% del 2004. I risultati dell’indagine nazionale “I giovani e il futuro con o senza la fede”, condotta dall’Istituto Iard di Milano è riassunta da Il Sussidiario . Se i cattolici tra i 18 e i 29 anni rispetto al 2004 calano del 14,1%, i “credenti che non si identificano in una Chiesa” passano invece dal 12,3% al 22,8%. Mentre crescono dal 10 all’11,6% quanti definiscono “molto importante” la religione. Insomma si tratta di dati che, come spiega Avvenire, offrono “il ritratto di un mondo giovanile che non ha voltato le spalle alla spiritualità e alla religiosità, ma che tende a vivere il sacro in maniera sempre più individualista e sganciata dall’appartenenza ecclesiale”. Complessivamente l’indagine Iard conferma, rispetto al 2004, una polarizzazione tra una minoranza crescente di giovani molto coinvolti e una maggioranza che, seppur interessata alla dimensione spirituale, partecipa in maniera saltuaria a riti, proposte, iniziative istituzionali con percorsi di ricerca del sacro di tipo più individualistico”. In sei anni cala infatti la partecipazione alla Messa di Natale (dal 56 al 46,6%) e alla Veglia di Pasqua (dal 27,9 al 26,3%), cresce quella a processioni religiose (dal 26 al 29,3%) e a pellegrinaggi a mete sacre (dal 9,7 all’11,6%).

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  1. Molto bene, molto bene.

    La secolarizzazione avanza imperturbabile…

  2. «La secolarizzazione avanza imperturbabile…»
    di pari passo con la riduzione media del quoziente intellettivo

  3. “di pari passo con la riduzione media del quoziente intellettivo”

    è proprio tramite questa riduzione del Q.I. che avanza.

  4. Oh, no, no, sta accadendo esattamente il contrario.

    Il quoziente intellettivo e la scolarizzazione stanno crescendo. E non è un caso che anche l’ateismo e la secolarizzazione crescano…

    Senza contare che c’è un legame tra ateismo e maggiore intelligenza:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Religiosity_and_intelligence

  5. Non mi pare proprio, visto il successo di trasmissioni come il grande fratello e amenità varie. Non mi pare proprio dai sondaggi sulla cultura dei giovani. Quanto ai “presunti” legami tra ateismo ed intelligenza, ci sono studi analoghi che legano etnia ed intelligenza e sparano boiate come il fatto che i neri sarebbero più stupidi, idem per i meridionali.
    Devo citare scienziati neri e meridionali o ci si convince una volta per tutte che le boiate stanno anche e soprattutto su wikipedia? Wikipedia è un testo amatoriale privo di qualsiasi serietà.

  6. Wikipedia non credo sia attendibile su certe cose. Chi mi dice che non sia stato lei a editare la pagina? Inoltre interessante la versone italiana che chiude dicendo: “Lo studio ha immediatamente suscitato polemiche in molte comunità scientifiche e culturali che hanno avanzato dubbi circa il rigore scientifico della ricerca, segnalando che alcuni degli elementi su cui si basa (ad esempio la fissazione del QI a parametro della misurazione dell’intelligenza, o la definizione della religiosità in rapporto ai credi più diffusi) non sono considerati unanimemente criteri attendibili. Altresì, dalle comunità scientifiche di impronta latina, si è eccepita una presunta velleitarietà dello studio, nella parte in cui pretenda di ricavare per mezzo della statistica dati scientifici su argomenti sui quali la filosofia, scienza deputata alla definizione sia della religiosità che dell’intelletto, non ha ancora raggiunto punti fermi né di unanime condivisione.”

    Inoltre lei sta sostenendo che chi si converte dall’ateismo al tesimo (vedi i vari premi Nobel come Alexis Carrel) ha un immediato abbassamento del Q.I. e chi fa il contrario ha invece un’innalzamento improvviso…sono favole fantascientifiche…

    Inutile poi dire che lei sta sostenendo che i più grandi scienziati della storia, tutti credenti, avevano un Q.I. inferiore alla nicchia atea: http://dallaragioneallafede.blogspot.com/2009/11/scienziati-credenti.html

  7. Ciao a tutti. Ho letto l’articolo proposto su Wikipedia e ho notato tutt’altro che un punto di vista oggettivo. A parte il fatto che la fede non è qualcosa di misurabile, sembra proprio che le interviste siano cadute (appositamente?) sui protestanti e i mormoni.
    L’ideatore del progetto di ha affermato: “Non sto dicendo che credere in Dio renda più stupidi. La mia ipotesi è che le persone con una scarsa intelligenza sono più facilmente attirate verso le religioni, che danno risposte certe, mentre la gente con una grande intelligenza risulta più scettica”. E’ la solita tiritera antiteista: lo scetticismo (e magari anche il suicidio) equivale ad intelligenza e le risposte certe (ma di quali rispsote ancora non si sa) rendono stupidi. E’ come dire: i bambini che credono e si fidano della mamma sono più stupidi degli orfani.

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