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Richard Dawkins e i neodarwinisti sbagliano: l’evoluzione non è cieca.

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I neodarwinisti che adottano una visione classicista dell’evoluzione sono ad esempio lo zoologo Richard Dawkins, molto più noto per le sue polemiche religiose che per i suoi studi scientifici e Luigi Luca Cavalli Sforza, celebre scienziato e genetista italiano, accademico dell’università di Stanford e membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze, sicuramente ben più moderato del “talebano di Darwin” sopracitato. Dawkins fonda molti suoi pensieri ateologici sul fatto che che: “la causa delle selezioni naturali è dovuta da errori casuali che hanno dato luogo alle molecole di DNA”. Nessuna teleologia o finalismo intrinseco quindi.

Carlo Bellieni spiega però all’Occidentale che questo ragionamento classicista, oggi deve fare i conti con la nuova acquisizione della biologia chiamata “epi-genetica”, ovvero l’importanza dell’influsso dell’ambiente sull’espressione del DNA. L’ipotesi classicista ha molte lacune, come hanno dimostrato due importanti nel loro ormai famoso: “Gli errori di Darwin”, uscito in questo mese. Michael Skinner, direttore del Centre for Reproductive Biology di Washington, ha osservato che i cambiamenti fisici avvengono anche grazie a inibizioni da parte dell’ambiente sull’espressione di alcuni geni. Didier Raoult sulla rivista “Lancet” (gennaio 2010) ha spiegato che addirittura il patrimonio genetico può nei secoli mutare per l’interazione con altre specie viventi. Questo trova d’accordo la biologa evoluzionista e genetista Eva Jablonka e il chimco premio Prigogine 2004, Enzo Tiezzi, che sostiene: “Gli ecosistemi si evolvono per co-evoluzione e auto-organizzazione”. Nel suo Steps Towards an Evolutionary Physics (2006) ha indicato che l’evoluzione non è cieca, o perlomeno non è una folle corsa: “L’avventura dell’evoluzione biologica è un’avventura stocastica, dal greco, che significa, “mirare con la freccia al centro del bersaglio”: come le frecce arrivano in ordine sparso sul bersaglio, ma tutte protese verso il centro da parte dell’arciere, così anche l’evoluzione appare avere un’armonia di base.

Ciò evidentemente concorda con il pensiero dell’ex ateo genetista Francis Collins, direttore del Progetto Genoma, il più importante progetto di studio sul genoma umano, il quale dopo essersi convertito grazie ai suoi studi scientifici ha affermato che la genetica è “il manuale di istruzioni di Dio” (Stannard, La scienza e i miracoli, TEA 2006). Gli fa eco il biochimico De Duve, premio Nobel per la Medicina, per il quale le tappe della vita, lungi dall’essere del tutto casuali, hanno seguito un percorso piuttosto obbligato (De Duve, All’origine della vita, Longanesi 2008).

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