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Studio dello psicologo Hood: anche gli atei pregano.

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Siamo sicuri che i non credenti non credano nulla al di fuori del mondo fisico percepibile dai cinque sensi? Lo psicologo cognitivo e neuroscienziato dell’Università di Bristol Bruce M. Hood ha scritto un libro acuminato ed intrigante: Supersenso: perché crediamo nell’incredibile (Il Saggiatore 2010). Egli distrugge la ricchissima letteratura scientifica di Dawkins e Dennett che pretende di smantellare razionalmente ogni tipo di credenza, e dimostra che gli esseri umani hanno una tendenza naturale a credere nel soprannaturale. La nostra mente è naturalmente incline a decifrare il mondo secondo schemi regolari, strutture e meccanismi ricorrenti, quando però è impossibile far coincidere le nostre intuizioni alla realtà del mondo, entra in gioco il supersenso. Il pensiero soprannaturale, che si concretizza in forme culturali e religiose, si genera dalla nostra propensione a presumere l’esistenza di dimensioni nascoste della realtà. Non occorre essere religiosi per manifestare quello che lui chiama il “supersenso”. E’ anche vero che scienziati, premi Nobel e persone assolutamente “razionali” credono spessissimo negli oroscopi, nel “toccare ferro” e nei gatti neri. La verità secondo lo psicologo è che tutti preghiamo a nostro modo, atei e credenti è indifferente. Il Fatto quotidiano ironizza dicendo: «forse lo fa pure Pierogiorgio Odifreddi, il San Bernardo degli atei». L’altro tema che lo studio tocca è il rapporto tra “credenza” e livello d’istruzione: lo studio rende giustizia alla presunta superiorità antropologica degli arroganti razionalisti atei dell’elitè illuministica. Non si potrebbe altrimenti spiegare come i maggiori scienziati della storia siano stati tutti credenti (vedi Dossier famosi credenti). Insomma, il pamphlet dimostra (come se ce ne fosse stato bisogno…) che esistono atei creduloni e credenti razionalissimi.

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