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Filosofo inglese: «gli atei non possono eludere le grandi domande della vita».

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In questi giorni è apparso su The Guardian un articolo molto interssante. E’ firmato da Nathan Coombs, un giovane filosofo della prestigiosa Royal Holloway University of London. Egli afferma: «Thomas Kuhn ha sostenuto che ogni rivoluzione del pensiero umano comporta non solo il progresso, ma anche una perdita. E’ ciò che è avvenuto con l’ascesa dell’ateismo a partire dal 18° secolo, in coincidenza con una visione del mondo più empirista».

Egli sostiene che da questo momento in poi, elementi accessibili alla sola logica induttiva siano stati sempre più abbandonati alla torre d’avorio composta da filosofi e teologi. «Il risultato -continua Coombs- è che esiste una dimensione del mondo che il sistema scolastico laico ignora quasi del tutto: cioè, la metafisica. Contrariamente al folklore modernista, essa non è una qualche reliquia di pensiero pre-illuminista». La sua rilevanza persiste in due modi: 1) Il primo riguarda la nostra comprensione del mondo attraverso modalità che sfuggono al metodo empirico. Ad esempio l’idea degli eventi: i fenomeni senza alcuna verificabile proprietà, ma che appaiono indispensabili per dare un senso a questioni relative alla causalità e alla trasformazione. 2) Secondo e più importante, ci sono i grandi “Perché?”. Domande che svolgono un ruolo irriducibile nel pensiero esistenziale sulla vita: “Perché esiste qualcosa piuttosto che il niente?”.

«Queste domande che gli atei trascurano, -continua il filosofo-, giocano un ruolo importante nella vita di tutti. Troppo spesso atei ipocriti rifiutano di affrontare questi temi durante i dibattiti con i religiosi, facendo credere che la propria mancanza di riflessione su tali questioni sia in realtà un marchio di garanzia di maturità». In realtà non è possibile escludere queste domande dalla vita, per questo l’ateismo moderno si è buttato disperatamente nelle braccia del dio scienza (scientismo, appunto), chiedendo illusoriamente ad essa di dare un significato alla propria vita.



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