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Archivi categoria: Cinema e Fede e film consigliati

Nuovo anti-reality in TV: giovani in Terra Santa tra amicizia e Vangelo.

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Nuovo programma sul canale digitale gratuito per l’infanzia, chiamato Boing. Cinque ragazzi del liceo (15-18 anni) a spasso sulle orme del Vangelo in Terrasanta, fra Israele e Palestina, seguiti passo passo dalle telecamere. Nel programma “6 in cammino“, i ragazzi entusiasti si lanciano in un’avventura fra scenari mozzafiato, incontri toccanti e letture del Vangelo. «Il programma vuole trasmettere un’esperienza vera di ragazzi veri, anzi è un antireality show – spiega Jaime Ondarza, amministratore delegato di Boing, ad Avvenire –. Saranno i ragazzi stessi a condividere con il pubblico la loro esperienza di vita in modo spontaneo e non a caso, la telecamera ogni giorno sarà affidata a uno di loro». Da una parte, quindi, c’è il viaggio vero e proprio, la scoperta di Gerusalemme e di Nazareth, del Lago di Tiberiade e del fiume Giordano guidati da Manolo Martini, già volto di Trebisonda. Dall’altra, aggiunge Ondarza, «c’è l’aspetto della riflessione e della spiritualità, che non si rivolge solo ai credenti, ma a tutti. Ogni tappa del percorso è legata alla lettura di un episodio del Nuovo Testamento fatta dagli stessi ragazzi. Gli adolescenti sono molto più profondi di quanto pensiamo. In quanto canale gratuito ci sentiamo servizio pubblico e quindi abbiamo presente la nostra responsabilità sociale verso le famiglie. Ecco, è giunto il momento di fare qualcosa di più. Riteniamo importante dare al pubblico un contenuto più spirituale, legato alla tradizione cristiana e cattolica italiana».

 

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    70 celebrità di Hollywood partecipano alla versione audio de Il Nuovo Testamento.

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    Con il supporto di un imprimatur del Vaticano, diverse celebrità di Hollywood hanno realizzato il The Truth & Life, Dramatized Audio Bible, cioè una lettura interpretata del Nuovo Testamento, creando così una versione audio che verrà distribuita nei negozi. Fra gli altri hanno partecipato Neil McDonough, Julia Ormond, Kristen Bell, Sean Astin, Michael York, Blair Underwood, Malcolm McDowell, Stacy Keach, Brian Cox, John Rhys-Davies ecc. Da Chicago a Hollywood a New York, oltre 70 attori, 20 tecnici audio in 10 studi di 3 continenti hanno contribuito alla creazione di questo imponente progetto. Il tutto è stato ideato e prodotto dallo scrittore ed editorialista del New York Times, Raymond Arroyo. Qui è possibile vedere il sito internet nel quale si possono ascoltare alcuni Promo.

    Una cosa simile era già stata fatta nel 2007 con altri attori. Qui è possibile vedere il video.

     

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    La fiction su Pio XII riceve il plauso dagli storici.

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    Dopo aver fatto fuori Distretto di Polizia 10 senza troppi complimenti, la fiction di Rai1, Sotto il cielo di Roma, vince anche contro Il Grande Fratello. Così la bellissima serie TV su Pio XII si aggiudica la serata con 5.726.000 spettatori, pari a uno share del 20,63% (vedi dati su CineTV e Auditel). Nonostante le già previste polemiche del Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni (tra l’altro successore del Rabbino capo di Roma Eugenio Zolli che si convertì al cattolicesimo proprio nel 1945 e si fece battezzare con il nome di “Eugenio Pio Israel Zolli“, in forma di gratitudine verso l’operato della Chiesa e del suo Pontefice nei confronti degli ebrei di Roma), la fiction è assolutamente attendibile dal punto di vista storico, anche perché una commissione di storici ha valutato i documenti sull’azione del papato in quel periodo. Anche secondo il direttore di Rai Fiction, Fabrizio Del Noce, «la fiction dà un contributo di equilibrio. Gli argomenti, grazie anche alla professionalita’ della Lux Vide, sono trattati in maniera non faziosa, e riproporre episodi importanti della nostra storia recente è un diritto-dovere del servizio pubblico» (da Ansa.it e Il Giornale).

    Un componente della commissione di storici, Giovanni Capetta, è stato intervistato da Il Sussidiario, e ha dichiarato: «E’ un Papa che, nonostante il grande dibattito sulla sua figura, è ancora in larga parte da scoprire. Anche per quanto riguarda la questione più controversa: i cosiddetti “silenzi” sulla deportazione degli ebrei, su cui ci sono diversi aspetti ignorati non solo dai suoi detrattori, ma anche nello stesso ambiente ecclesiale». Infatti, continua lo storico Capetta, «è assolutamente impossibile che quanto fatto in favore di ebrei e dissidenti antifascisti da parte di conventi e parrocchie romane fosse solo l’iniziativa di alcuni preti “di sinistra”. Pio XII e i suoi più stretti collaboratori erano perfettamente a conoscenza di quanto avveniva, e si batterono strenuamente per difendere l’extraterritorialità delle istituzioni religiose di Roma, per impedire ai nazisti di varcarne la soglia». C’è comunque chi insiste a ritenere il tutto una spinta di generosità e non l’obbedienza ad un ordine del Pontefice, come se 4.500 ebrei potessero venire accolti in accolti in 290 istituti religiosi e conventi di clausura sotto le sue finestre, senza la sua approva­zione o addirittura a sua insapu­ta… Non a caso – sempre secondo Capetta – nella zona di San Giovanni in Laterano si erano rifugiati tre quarti del Cln, mentre nella cittadella del Gianicolo, allora collegio di Propaganda Fide, si trovava una fattoria con mucche e altri animali, rifornita da camion provenienti da tutto il centro Italia, con lo scopo di accogliere e proteggere gli ebrei. «E gli input per queste operazioni provenivano direttamente da Pio XII e dai suoi stretti collaboratori – prosegue Capetta -, attraverso intermediari che portavano in gran segreto le direttive del Papa in parrocchie e conventi». Ma come sottolinea anche Francesco Arlanch, autore della sceneggiatura, «Pio XII ricorse anche a dei veri e propri messaggi cifrati».

    Lo storico ebreo Paolo Mieli, ex direttore de Il Corriere della Sera, dichiara invece: «La figura di Papa Pacelli mi ha sempre incuriosito e quindi sul suo pontificato mi sono documentato, con passione, come storico. Posso trarre tre conclusioni di fondo: la prima è che il Papa, nel momento della deportazione, diede un aiuto concreto agli ebrei romani: il calcolo approssimativo è che almeno 4.500 ebrei trovarono ospitalità e protezione in istituti religiosi e in conventi. Il Papa era sicuramente al corrente di quello che avveniva nei conventi romani, a parte il fatto che in quegli stessi conventi stava nascosto metà dell’antifascismo militante che operava a Roma, e che esistevano costanti colloqui tra Vaticano e gli esponenti di quell’antifascismo. Un ordine scritto, una presa di posizione pubblica sarebbe apparsa come una sfida intollerabile e avrebbe provocato dei danni incalcolabili, senz’altro maggiori di quelli che erano già accaduti. La seconda considerazione è che non esiste alcuna prova, qualsiasi tipo di prova, di una connivenza del Papa con il nazismo. La terza è che lo stesso mondo ebraico ha certificato, per almeno venti anni, gratitudine a Pio XII per il suo operato. Si possono ricordare le parole di Golda Meir, premier israeliano (che disse: “Quando il martirio più spaventoso ha colpito il nostro popolo, durante i dieci anni del terrore nazista, la voce del Pontefice si è levata a favore delle vittime. Piangiamo la perdita di un grande servitore della pace”), ma persino una “Settima” di Beethoven suonata per il Papa dall’Orchestra di Israele. Poi, ogni tanto arrivano altre opinioni e oggi c’è indubbiamente una divisione nel mondo ebraico sulla figura di Pio XII. Ma i documenti e i fatti storici sono quelli che ho ricordato». Mieli conclude: «Da un punto di vista storico si può affermare che non c’è nulla che, nei rapporti con il nazismo e nelle varie vicende degli ebrei, possa essere imputato al Papa. L’aiuto concreto agli ebrei c’è stato e, ripeto, un ordine scritto, una presa di posizione pubblica sarebbe stata controproducente» (da Il Sussidiario).

    Il giornalista e storico Andrea Tornielli, che ha partecipato nel 2009 ad un incontro tra storici ebrei e storici cattolici proprio sulla figura di Pio XII e ha potuto accedere a documenti del tutto inediti sulla figura del Pontefice, aggiunge: «Chi accusa di solito Pio XII di essere esponente di una Chiesa verticista, che aveva bisogno solo di esecutori, lo ritiene poi capace di non sapere quello che accadeva negli istituti religiosi romani. In realtà, il Papa e il suo Sostituto alla Segreteria di Stato sapevano benissimo tutto. Si pensi al ruolo che Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, svolgeva con Pio XII e ai rapporti che lo stesso Montini aveva con gli esponenti dell’antifascismo, che vivevano ospiti negli stessi conventi romani, a contatto con gli ebrei salvati. Diciamo piuttosto una verità che è scomoda per molti: se il Papa avesse fatto una dichiarazione pubblica oppure avesse firmato un ordine scritto, sarebbe certo stato apprezzato dai posteri, ma avrebbe potuto provocare reazioni disastrose soprattutto per i perseguitati. In realtà su Papa Pio XII ci sono una infinità di luoghi comuni. I primi ad attaccare il suo “silenzio” furono i giornali di Stato sovietici all’inizio degli anni ’40, quando dal patto Ribbetrop-Molotov si passò all’invasione tedesca dell’Urss. Poi periodicamente, a seconda dei momenti storici, c’è chi tira fuori dal cassetto questa polemica» (da Il Sussidiario).

     

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    Cinema: il film sui monaci che sbaraglia Angiolina Jolie e Di Caprio.

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    All’ultimo Festival di Cannes ha profondamente commosso il pubblico internazionale raccontando la vita quotidiana di un gruppo di monaci trappisti nell’Algeria degli anni Novanta. E non ha lasciato indifferente neppure la giuria presieduta da Tim Burton, che gli ha assegnato il prestigioso Grand Prix. In tre settimane due milioni di francesi hanno visto “Uomini di Dio” di Xavier Beauvois, e il produttore cattolico Etienne Comar, lo ha voluto fortemente portare anche nelle sale italiane (è uscito infatti il 22 ottobre). Selezionato in concorso per il Festival di Cannes è arrivato secondo ed è stato salutato da un lungo applauso della stampa e da uno lunghissimo del pubblico (vedi Ultimissima 28/5/10). Un film senza divi, interpretato «solo» da bravi attori come Lambert Wilson e Michel Lonsdale, uscito in Francia in metà delle copie rispetto all’ultimo film con Angelina Jolie. E’ un’opera profondamente religiosa, che rievoca la drammatica vicenda dei religiosi rapiti e assassinati a Tibhirine, sulle montagne dell’Atlante, nel marzo del 1996, dal terrorismo islamista. Uccisi perché decisero di restare al fianco di chi aveva bisogno di loro, convinti di non poter tradire la loro fede e la fiducia in una comunità basata sulla tolleranza. Il film -commenta Avvenire– si concentra sulla quotidiana vita monastica dei protagonisti, immersi nella natura tra lavoro, preghiere, canti, pasti e impegno per il prossimo. Perfettamente integrati in terra musulmana, i monaci guidati dal priore Christian de Chergé sono «fratelli» degli islamici di cui si prendono cura e con i quali recitano anche passi del Corano («Amen» è sempre seguito da «inshallah»), testimoniando con la propria vita un amore per l’umanità che va oltre le barriere culturali e religiose. La notizia è riportata anche da Repubblica.

    Il Giornale aggiunge che il regista laico Bertrand Tavernier ha commentato così il film: «I monaci sono uomini liberi, eguali fra loro e rispetto ai loro vicini. Non cercano proseliti. Girando, vedevo i parallelismi con la situazione francese: siamo sempre meno liberi, meno uguali, meno fratelli…». Il Patriarca di Venezia, Angelo Scola, ha invece dedicato un intero articolo all’argomento su La Stampa.

    Qualche mese fa, lo stesso identico boom di successo e spettatori lo aveva registrato un altro film cattolico in Spagna, chiamato La ultima cima (vedi Ultimissima 28/6/10).

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    Il regista Guido Chiesa: «passo dall’ateismo alla fede».

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    Avevamo già avuto modo di parlare dell’ultimo film di Guido Chiesa, già regista de Il partigiano Johnny e della serie tv Quo Vadis, Baby?. Si intitola “Io sono con te” e racconta dell’adolescente di nome Maria, che si ritrova incinta senza sapere né come né perché. Una visione laica della Natività (vedi Ultimissima 17/4/10). In questi giorni il quotidiano Avvenire ha rivelato, attraverso un’intervista al regista, che alla radice del film sta l’abbandono dell’ateismo per una posizione cattolica. «Diciamo che provenivo da un ambiente poco interessato a queste questioni. Un giorno mia moglie mi racconta un suo incontro avuto con una mamma, che le ha parlato di Maria come nessuno aveva mai fatto prima. Per lei è stata quasi una folgorazione tanto che, tornata a casa, ne ha parlato subito con me. Ho pensato, come oggi molti credono di me, che fosse un po’ “impazzita”. Invece quello era solo il primo passo di un percorso che abbiamo iniziato insieme e che ci ha portato, tra l’altro, a pensare e realizzare “Io sono con te”». Il regista italiano descrive poi le ragioni dell’abbandono dell’ateismo: «Abbiamo scoperto che non è vero che fede e ragione devono necessariamente entrare in collisione quando si parla di certi argomenti. Ad esempio la verginità di Maria è scientificamente inspiegabile, ma anche l’effetto placebo lo è, eppure nessuno mette in dubbio che esista veramente. Il mio essere diverso rispetto al passato sta nell’accettare che non tutto debba necessariamente essere spiegato. La scienza lo sa che non tutte le risposte sono possibili. Il premio Nobel per la fisica Max Planck, quando gli chiesero cosa ci fosse prima del tempo minimo calcolabile, rispose: «Prima c’è Dio». Torna poi al film: «Racconta lo «scandalo» del Cristianesimo: che alla sua origine ci fosse una donna. Fino ad allora era considerata impura, non poteva parlare nelle assemblee. Maria è un fatto straordinario. Il Cristianesimo è l’unica, tra le grandi religioni del mondo, a identificare in una donna il principio positivo della salvezza, a vedere nella madre il cardine dell’intera vicenda umana».

     

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