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Archivi categoria: Convertiti al cristianesimo, al cattolicesimo

L’incredibile conversione di Abby Johnson, direttrice del più grande ente abortista

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Nell’ottobre 2009 Abby Johnson si è licenziata. Una scelta che fanno in tanti, d’altraparte. Bisogna allora dire che la Johnson era la direttrice di uno dei più importanti centri del Planned Parenthood degli Stati Uniti, cioè l’ente abortista più grande del mondo. La faccenda diventa assolutamente singolare se si viene a sapere che ha abbandonato la direzione dell’impero abortista dopo aver assistito ad un aborto in diretta, per andare a lavorare in un centro a favore dei diritti del nascituro, operando fianco a fianco con quanti pregavano per la sua conversione.

E’ una delle tante storie incredibili, rimbalzata alllora su tutti i quotidiani del mondo, come si può vedere ad esempio su The Washington Times, The Telegraph, Foxnews o AbcNews...(continua a leggere).

 

In India del Nord 10 mila battesimi di adulti all’anno

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La parte nord-orientale dell’India è il luogo in cui la Chiesa cattolica è cresciuta di più negli ultimi 30 anni, con più di 10.000 battesimi di adulti ogni anno, nonostante il divieto alle conversioni. Oggi, più del 40% dei circa 900.000 abitanti di Arunachal Pradesh, uno sato indiano, è cattolico e il loro numero è in rapida crescita…(continua a leggere)

La scrittrice spagnola Maria Vallejo Nagera si converte a Medjugorie

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Tra le più importanti scrittici spagnole c’è Maria Vallejo Nagera. Wikipedia rivela che potrebbe diventare la più importante scrittice spagnola contemporanea. Come molti altri ha avuto la fortuna di convertirsi a Medjugorje, luogo in cui appare ancora oggi la Vergine Maria. E’ rimasta particolarmente colpita dalle migliaia di giovani che abitualmente si radunano in questo paesino della Bosnia-Erzegovina. In questo video ha raccontato quel che le è accaduto.

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    Ecco la conversione di Brigitte Bedard: atea, femminista e lesbica

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    «Sono stata un’atea per tutto il tempo che posso ricordare», ha detto Brigitte Bedard, una giornalista di 41 anni davanti ad una folla di 200 partecipanti di un conferenza in Quebec. La Bedard è cresciuta in un’epoca in cui la società era nella fase chiamata dagli storici “Quiet Revolution”, un periodo di tempo dai primi anni Sessanta alla metà degli anni Settanta, quando la società del Quebec tentò di liberarsi dalla sua eredità cristiana, adottando i valori laici. La Bedard ebbe un’infanzia tipica per chi nasce in una famiglia non religiosa, andò all’Université du Québec a Montréal, ambiente notoriamente di sinistra, dove studiò letteratura: «Riempì la mia mente con tutta la letteratura del famminismo radicale, bevetti tutto», ha ricordato. Iniziò anche una serie di rapporti eterosessuali, finiti tutti male: «spronata da tutto ciò che leggevo, cominciai a pensare che, poiché tutti i miei rapporti eterosessuali erano un disastro, avrei dovuto essere una lesbica». Così cominciò a frequentare delle donne e sembrò anche che tutto si sistemasse: «Fu davvero un momento molto buono, in un certo senso. Stavo sempre con un grande gruppo di ragazze, navigavamo per la città, fumavamo una sigaretta come se non ci fosse il domani. Ero anche molto attiva sessualmente». Ma, nonostante l’eccitante divertimento e le forti emozioni dovute al trasgressivo stile di vita, si sentiva sempre più senza un’identità: «Ero in naufragio mentale. Sentivo che stavo perdendo il controllo, mi aggrappavo alle divertenti apparenze, ma dentro ero profondamente infelice». La faccenda precipitò quando, inspiegabilmente, scoppiò in lacrime e si mise a gridare nel suo appartamento vuoto in un quartiere alla moda di Montreal alle 3 di notte, implorando Dio di “portarla via: «Un’atea militante lesbica e femminista distesa sul pavimento di casa mentre piangeva implorando aiuto da Dio», questa è la fotografia che la Bedard ha fatto di quella notte. «Ero in disperato bisogno di aiuto». Cominciò così a chiedere aiuto, serpeggiando dentro e fuori a innumerevoli cliniche mediche, nella speranza di trovare qualche tipo di soluzione per la sua ansia. Smise persino di fumare: «Fui improvvisamente costretta ad affrontare la vita, senza alcuna protezione o tampone». Un conoscente le parlò dei monaci della famosa Abbazia di Saint-Benoît a Saint-Benoît-du-Lac, in Quebec. L’idea era talmente bizzarra che la incuriosì. Vi andò, ma non senza riserve: «Andai al monastero armata di tutto il disprezzo e l’odio per la Chiesa patriarcale, accumulato durante gli anni di studio del femminismo radicale. Per le femministe radicali la Chiesa è fondamentalmente il nemico numero 1». Nel convento conobbe un monaco, con il quale conversò due volte al giorno. «Per tre giorni di fila, due ore al giorno, ho assillato, urlato, praticamente schiuma alla bocca, di fronte a questo monaco, vomitando ogni insulto, cliché, pensiero sporco che mi veniva in mente circa il cristianesimo. Ero così arrabbiata, così ferita e arrabbiata, e buttai fuori tutto contro questo monaco, il quale non disse mai una parola per tutto il tempo, ma mi guardava appena, scuotendo la testa. Poi, alla fine di quei tre giorni, accadde qualcosa che cambiò la sua vita per sempre: E’ accaduto il terzo giorno. Stavamo per concludere ancora una volta la nostra “conversazione”. Tra una pausa e un’altra delle mie urla, il monaco mi guardò e mi disse: “non hai assolutamente idea di quanto Dio ti ama. Ti ha fatto dal nulla, ti conosce, sei sua figlia. Quindi non provare vergogna, lascia andare tutto. Dai tutto, dai la tua vita a Lui… Egli ti ama così tanto». Queste semplici parole, accompagnate da quello sguardo amorevole, permisero improvvisamente un nuovo sguardo, un’apertura, e in Brigitte nacque lentamente una nuova concezione di sè. Cominciò così una nuova vita di fede e di avvicinamento al cristianesimo. Ha trovato lavoro come giornalista ed ora è sposata e con sei figli. Certo, la vita continua a non essere tutta “pesche e crema di latte”, tuttavia ora, attraverso la fede ha acquisito un’identità stabile e forte. La bella testimonianza è apparsa sul sito del Quebec Life Coalition.

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    John Waters, editorialista dell’Irish Times, racconta la sua recente conversione.

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    John Waters è uno dei giornalisti e commentatori più apprezzati in Irlanda. E’ l’editorialista di punta del The Irish Times e descrive la sua vita «da profugo a pellegrino», come recita il sottotitolo della sua appassionante autobiografia Lapsed Agnostic (Marietti, pagine 230, euro 22), di cui Avvenire ne presenta una recensione. Nella vicenda di Waters si nota la parabola di molta intellighenzja europea rispetto al cattolicesimo, transitata dagli sberleffi giovanili anticlericali del ’68 alla sofferta decisione di ritornare a casa: «Mi ha colpito molte volte il pensiero che nasciamo con un senso di Dio, ma poi veniamo convinti dal mondo e da noi stessi che è troppo bello per essere vero. Ci vogliono anni di punizione per ridurci a una condizione a causa della quale non ci viene lasciata altra opzione se non quella di riscoprire questo senso perduto». Il j’accuse del convertito Waters è ferocemente ironico verso quella che lui chiama “generazione Peter Pan”, gli ex sessantottini ora ascesi nelle stanze del potere, culturale, mediatico, politico. Per i quali «Dio, essendo loro imposto da una generazione che sono giunti a disprezzare, dovrebbe essere abolito». Ma la morte di Dio, o meglio «l’assassinio di Dio perpetrato nella cultura post-sessantottina», non ha liberato l’uomo. «La mia esperienza mi dice che possiamo giungere a Dio solo non credendo in Lui. Possiamo trovarLo solo quando lo abbiamo rifiutato e siamo tornati, abbattuti, alla disperata speranza di esserci sbagliati». Dalla sua esperienza Waters trae poi linfa per nuovi giudizi circa l’importante valore pubblico della religione.



    Vi regaliamo il bellissimo video dell’incontro svoltosi verso la fine di agosto 2010 durante il Meeting di Rimini, organizzato dal movimento ecclesiale di CL, in cui partecipano John Waters e Mary McAleese, Presidente d’Irlanda.

     

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