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Archivi categoria: Ex-atei

Donald H. Calloway: da ateo drogato e alcolizzato a sacerdote cattolico

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Padre Donald H. Calloway ha raccontato la storia della sua conversione nel libro “No Turning Back A Witness to Mercy” (Marian Press 2010). La copertina del libro mostra quello che lui è oggi: in abito talare, rosario in mano, il mare e la tavola da surf, la sua passione. Ma nella foto lo vediamo con chitarra in mano e capelli lunghi. Nato e cresciuto in una famiglia…(continua a leggere)

Ecco la conversione di Brigitte Bedard: atea, femminista e lesbica

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«Sono stata un’atea per tutto il tempo che posso ricordare», ha detto Brigitte Bedard, una giornalista di 41 anni davanti ad una folla di 200 partecipanti di un conferenza in Quebec. La Bedard è cresciuta in un’epoca in cui la società era nella fase chiamata dagli storici “Quiet Revolution”, un periodo di tempo dai primi anni Sessanta alla metà degli anni Settanta, quando la società del Quebec tentò di liberarsi dalla sua eredità cristiana, adottando i valori laici. La Bedard ebbe un’infanzia tipica per chi nasce in una famiglia non religiosa, andò all’Université du Québec a Montréal, ambiente notoriamente di sinistra, dove studiò letteratura: «Riempì la mia mente con tutta la letteratura del famminismo radicale, bevetti tutto», ha ricordato. Iniziò anche una serie di rapporti eterosessuali, finiti tutti male: «spronata da tutto ciò che leggevo, cominciai a pensare che, poiché tutti i miei rapporti eterosessuali erano un disastro, avrei dovuto essere una lesbica». Così cominciò a frequentare delle donne e sembrò anche che tutto si sistemasse: «Fu davvero un momento molto buono, in un certo senso. Stavo sempre con un grande gruppo di ragazze, navigavamo per la città, fumavamo una sigaretta come se non ci fosse il domani. Ero anche molto attiva sessualmente». Ma, nonostante l’eccitante divertimento e le forti emozioni dovute al trasgressivo stile di vita, si sentiva sempre più senza un’identità: «Ero in naufragio mentale. Sentivo che stavo perdendo il controllo, mi aggrappavo alle divertenti apparenze, ma dentro ero profondamente infelice». La faccenda precipitò quando, inspiegabilmente, scoppiò in lacrime e si mise a gridare nel suo appartamento vuoto in un quartiere alla moda di Montreal alle 3 di notte, implorando Dio di “portarla via: «Un’atea militante lesbica e femminista distesa sul pavimento di casa mentre piangeva implorando aiuto da Dio», questa è la fotografia che la Bedard ha fatto di quella notte. «Ero in disperato bisogno di aiuto». Cominciò così a chiedere aiuto, serpeggiando dentro e fuori a innumerevoli cliniche mediche, nella speranza di trovare qualche tipo di soluzione per la sua ansia. Smise persino di fumare: «Fui improvvisamente costretta ad affrontare la vita, senza alcuna protezione o tampone». Un conoscente le parlò dei monaci della famosa Abbazia di Saint-Benoît a Saint-Benoît-du-Lac, in Quebec. L’idea era talmente bizzarra che la incuriosì. Vi andò, ma non senza riserve: «Andai al monastero armata di tutto il disprezzo e l’odio per la Chiesa patriarcale, accumulato durante gli anni di studio del femminismo radicale. Per le femministe radicali la Chiesa è fondamentalmente il nemico numero 1». Nel convento conobbe un monaco, con il quale conversò due volte al giorno. «Per tre giorni di fila, due ore al giorno, ho assillato, urlato, praticamente schiuma alla bocca, di fronte a questo monaco, vomitando ogni insulto, cliché, pensiero sporco che mi veniva in mente circa il cristianesimo. Ero così arrabbiata, così ferita e arrabbiata, e buttai fuori tutto contro questo monaco, il quale non disse mai una parola per tutto il tempo, ma mi guardava appena, scuotendo la testa. Poi, alla fine di quei tre giorni, accadde qualcosa che cambiò la sua vita per sempre: E’ accaduto il terzo giorno. Stavamo per concludere ancora una volta la nostra “conversazione”. Tra una pausa e un’altra delle mie urla, il monaco mi guardò e mi disse: “non hai assolutamente idea di quanto Dio ti ama. Ti ha fatto dal nulla, ti conosce, sei sua figlia. Quindi non provare vergogna, lascia andare tutto. Dai tutto, dai la tua vita a Lui… Egli ti ama così tanto». Queste semplici parole, accompagnate da quello sguardo amorevole, permisero improvvisamente un nuovo sguardo, un’apertura, e in Brigitte nacque lentamente una nuova concezione di sè. Cominciò così una nuova vita di fede e di avvicinamento al cristianesimo. Ha trovato lavoro come giornalista ed ora è sposata e con sei figli. Certo, la vita continua a non essere tutta “pesche e crema di latte”, tuttavia ora, attraverso la fede ha acquisito un’identità stabile e forte. La bella testimonianza è apparsa sul sito del Quebec Life Coalition.

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    John Waters, editorialista dell’Irish Times, racconta la sua recente conversione.

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    John Waters è uno dei giornalisti e commentatori più apprezzati in Irlanda. E’ l’editorialista di punta del The Irish Times e descrive la sua vita «da profugo a pellegrino», come recita il sottotitolo della sua appassionante autobiografia Lapsed Agnostic (Marietti, pagine 230, euro 22), di cui Avvenire ne presenta una recensione. Nella vicenda di Waters si nota la parabola di molta intellighenzja europea rispetto al cattolicesimo, transitata dagli sberleffi giovanili anticlericali del ’68 alla sofferta decisione di ritornare a casa: «Mi ha colpito molte volte il pensiero che nasciamo con un senso di Dio, ma poi veniamo convinti dal mondo e da noi stessi che è troppo bello per essere vero. Ci vogliono anni di punizione per ridurci a una condizione a causa della quale non ci viene lasciata altra opzione se non quella di riscoprire questo senso perduto». Il j’accuse del convertito Waters è ferocemente ironico verso quella che lui chiama “generazione Peter Pan”, gli ex sessantottini ora ascesi nelle stanze del potere, culturale, mediatico, politico. Per i quali «Dio, essendo loro imposto da una generazione che sono giunti a disprezzare, dovrebbe essere abolito». Ma la morte di Dio, o meglio «l’assassinio di Dio perpetrato nella cultura post-sessantottina», non ha liberato l’uomo. «La mia esperienza mi dice che possiamo giungere a Dio solo non credendo in Lui. Possiamo trovarLo solo quando lo abbiamo rifiutato e siamo tornati, abbattuti, alla disperata speranza di esserci sbagliati». Dalla sua esperienza Waters trae poi linfa per nuovi giudizi circa l’importante valore pubblico della religione.



    Vi regaliamo il bellissimo video dell’incontro svoltosi verso la fine di agosto 2010 durante il Meeting di Rimini, organizzato dal movimento ecclesiale di CL, in cui partecipano John Waters e Mary McAleese, Presidente d’Irlanda.

     

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    Lo scrittore Federigo Tozzi e la sua conversione dallo scetticismo ateo al cattolicesimo.

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    Ultimamente la critica letteraria ha sempre di più riscoperto Federigo Tozzi (1883-1920), autore del famoso romanzo “Con gli occhi chiusi”. Il quotidiano Avvenire ha pubblicato un bellissimo stralcio di uno scritto di uno scritto di Tozzi, nel quale racconta la sua conversione al cattolicesimo. Ecco alcuni passagg interessatii: «Io mi sarei messo a ridere se qualcuno, tre anni fa, m’avesse detto: Tu crederai in Dio. Perché dunque a poco a poco, quasi contro la mia volontà, io mi son sentito invadere da un sentimento religioso così decisivo da far dipendere da esso tutta la mia vita intellettuale? La fede aumentava in me di pensiero in pensiero, quantunque con pause lunghe di qualche mese, durante le quali al mio scetticismo nudo e squallido si accompagnava un’inerzia mentale senza precedenti. Ma era una strada o un vano rigonfiamento dell’anima? Talvolta soffrivo di questo dubbio; ma non poteva ancora raccomandarmi, cioè pregare come si prega senza servirsi delle parole. Non m’accorgevo che, a mia insaputa, il substrato della mia anima s’era mutato! Non riuscivo a spiegarmi perché la mia anima fosse stata così rinchiusa, come una sorgente che è presso la superficie ma non può uscire. Ah, quale fu la profondità della grazia, per cui la prima volta sentii il fanatismo voluttuoso d’inginocchiarmi! Quale brivido mi rimase a lungo in tutta la carne! E pensai che sarei diventato subito un perfetto credente, ma non avvenne così. Entrando in chiesa sentivo una sottilissima ironia allegra, non voleva né meno guardare gli atti del sacerdote all’altare. Respingevo ancora questa attrazione, volevo ancora pigliare tempo. Dopo, in quegli albori violenti, io vedevo la mia fede, la vedevo sempre più determinata, sempre più prossima, sempre con più effetto e sapevo ch’essa sarebbe entrata in me, e che una mattina, a pena desto, avrei urlato di gioia sentendola anche dentro la mia carne. Ed ora ho questa fede. Questa mia inaspettata giovinezza nova mi esalta quanto m’è necessario».

    Da ragazzo, Tozzi aveva aderito al Partito socialista e visse questa adesione politica con forti vedute anarchico-libertarie che in parte sopravvivranno anche dopo la sua conversione al cattolicesimo. Questa, informa il sito Cultura Cattolica, sopravviene dopo una grave patologia agli occhi derivata da una malattia venerea, datata 1904. Ne abbiamo testimonianza dall’epistolario di Novale (lettere alla fidanzata, celata sotto il nome di Annalena), tra gli anni 1906-1908. Oltre all’incontro con la futura moglie (sposata appunto nel 1908), furono decisive le letture dei grandi mistici, come S. Bernardino, S. Caterina e S. Teresa d’Avila. Ma un altro elemento importante fu lo studio dello psicologo americano William James. Come precisa opportunamente Luperini, “si potrebbe dire che Tozzi legge James attraverso santa Teresa e santa Teresa attraverso James”. Psicologia e religione, nell’autore senese, si intrecciano in modo indissolubile. In un articolo del 1913, lo scrittore presenterà questa svolta non come l’esito di una ricerca intellettuale, ma come un’invasione subita a livello di coscienza, che ha prodotto in lui un’intensità di vita prima sconosciuta.

     

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    Avevamo già avuto modo di parlare dell’ultimo film di Guido Chiesa, già regista de Il partigiano Johnny e della serie tv Quo Vadis, Baby?. Si intitola “Io sono con te” e racconta dell’adolescente di nome Maria, che si ritrova incinta senza sapere né come né perché. Una visione laica della Natività (vedi Ultimissima 17/4/10). In questi giorni il quotidiano Avvenire ha rivelato, attraverso un’intervista al regista, che alla radice del film sta l’abbandono dell’ateismo per una posizione cattolica. «Diciamo che provenivo da un ambiente poco interessato a queste questioni. Un giorno mia moglie mi racconta un suo incontro avuto con una mamma, che le ha parlato di Maria come nessuno aveva mai fatto prima. Per lei è stata quasi una folgorazione tanto che, tornata a casa, ne ha parlato subito con me. Ho pensato, come oggi molti credono di me, che fosse un po’ “impazzita”. Invece quello era solo il primo passo di un percorso che abbiamo iniziato insieme e che ci ha portato, tra l’altro, a pensare e realizzare “Io sono con te”». Il regista italiano descrive poi le ragioni dell’abbandono dell’ateismo: «Abbiamo scoperto che non è vero che fede e ragione devono necessariamente entrare in collisione quando si parla di certi argomenti. Ad esempio la verginità di Maria è scientificamente inspiegabile, ma anche l’effetto placebo lo è, eppure nessuno mette in dubbio che esista veramente. Il mio essere diverso rispetto al passato sta nell’accettare che non tutto debba necessariamente essere spiegato. La scienza lo sa che non tutte le risposte sono possibili. Il premio Nobel per la fisica Max Planck, quando gli chiesero cosa ci fosse prima del tempo minimo calcolabile, rispose: «Prima c’è Dio». Torna poi al film: «Racconta lo «scandalo» del Cristianesimo: che alla sua origine ci fosse una donna. Fino ad allora era considerata impura, non poteva parlare nelle assemblee. Maria è un fatto straordinario. Il Cristianesimo è l’unica, tra le grandi religioni del mondo, a identificare in una donna il principio positivo della salvezza, a vedere nella madre il cardine dell’intera vicenda umana».

     

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