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Archivi categoria: Fecondazione artificiale e selezione prenatale

La Human Reproduction: «i bambini nati da FIV hanno conseguenze ostretiche peggiori».

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Esce sull’ultimo numero di Human Reproduction uno studio dal significativo titolo: «Conseguenze ostetriche della fecondazione in vitro dopo trasferimento di un solo embrione o di due embrioni». Lo studio è stato fatto da un’equipe svedese che ha studiato oltre 13.000 bambini nati da fecondazione in vitro. Le conclusioni: «I bambini nati da FIV hanno conseguenze ostetriche peggiori rispetto alla popolazione generale. I nati singoli, indipendentemente se nati dopo trasferimento di un solo embrione o di due embrioni, hanno anch’essi conseguenze ostetriche peggiori, con tassi maggiori di prematurità e di basso peso alla nascita». Questo articolo –spiega il neonatologo Carlo Bellieni– non è il primo a trarre queste conclusioni: il Lancet di recente ha fatto un’analisi della letteratura scientifica e ha notato dati simili, con in più dati riguardanti le malformazioni e alcune malattie genetiche rare. La fecondazione in vitro comporta dei rischi per il bambino e questo dovrebbe essere fatto conoscere, perché le coppie che hanno problemi di sterilità prendano delle decisioni consapevoli.

 

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    Fecondazione artificiale: il doppio delle possibilità di malformazioni genetiche.

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    Recentemente è stato assegnato il Premio Nobel per la Medicina a Roberts Edwards, “padre” della fecondazione in vitro. Nessuno però, a parte esponenti cattolici, ha ricordato i risultati, emersi verso la fine del mese di giugno 2010 sulle principali riviste mediche, del più grande studio mai realizzato fino ad oggi sulle conseguenze genetiche derivanti dalle tecniche di riproduzione assistita (FIVET). Ebbene, si è dimostrato che i bambini concepiti in tal modo hanno il doppio delle probabilità di soffrire di difetti genetici rispetto ai bambini concepiti naturalmente. E’ possibile approfondire i termini della ricerca su ScienceDaily o su The Medical News. Lo studio ha coinvolto 33 centri per la fecondazione in vitro in Francia e oltre 15.000 nascite dal 2003 al 2007. In questa sede riportiamo le parole del Dr. Géraldine Viot, genetista clinico del Maternité Port Royal hospital di Parigi: «Studi precedenti hanno sostenuto l’11% di possibilità di difetti alla nascita nei bambini nati con la FIVET. Ma oggi l’immagine reale è molto più grave. Un tasso di malformazione di questa portata è un problema di salute pubblica. E’ importante che tutti i medici, ma anche i politici, siano informati di questo».

     

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    Il genetista Dallapiccola: «il Nobel ad Edwards? Concordo con il giudizio della Chiesa».

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    «Vede, il problema è che viviamo in un mondo nel quale il principio di precauzione viene invocato e applicato ovunque. Però quando andiamo a toccare la vita embrionale no, non se ne può parlare, guai, sei oscurantista!». Così dice a Il Corriere della Sera il professor Bruno Dallapiccola, genetista di fama internazionale e professore di Genetica Medica presso l’Università “La Sapienza” di Roma, rispetto al Nobel per la Medicina a Robert Edwards e alle polemiche che sono emerse. «Io non mi permetto di giudicare ciò che dice la Chiesa, però mi pare evidente che sia anzitutto una posizione di prudenza: ed è bene che qualcuno ci pensi, visto che parliamo di vita. A parte che la Chiesa ha diritto di parlare come tutti e poi ciascuno, liberamente, si regola come crede. Io in tanti anni non mi sono mai sentito bloccato nelle mie ricerche da pareri o veti di sorta. Del resto, prendiamo le ricerche “necessarie” sulle staminali embrionali: nel 2005 le perplessità della Chiesa furono tacciate di antiscientificità e i fatti hanno dimostrato che aveva ragione, ci sono ricerche successive che hanno riprogrammato cellule adulte con caratteristiche embrionali».

    Ma i milioni e milioni di embrioni che Edwars ha scartato e soppresso per sceglierne i migliori, hanno la dignità propria della persona? Il genetista risponde: «Il concetto di persona è arduo. Da medico e ricercatore le posso dire che sicuramente è un progetto unico e irripetibile, destinato almeno in potenza a divenire una persona. E di questo ci sono tre evidenze scientifiche: all’osservazione microscopica, all’analisi biologica e genetica. Poi uno può pure sostenere sia solo un ammasso di cellule, solo che non è vero».

    Rispetto alla fecondazione artificiale -continua Dallapiccola- «che Edwards abbia inciso sulla storia della medicina, non ci piove. Detto questo, a distanza di decenni possiamo dire che oggi, nelle applicazioni concrete, siamo assai lontani dallo spirito iniziale. In principio si trattava di superare problemi “meccanici” all’incontro tra ovulo e spermatozoo, ad esempio nel caso delle donne che hanno le tube chiuse. Molto spesso tali tecniche sono diventate un abuso e una forma di accanimento riproduttivo. Questo perché c’è una pressione commerciale drammatica. Quando l’embrione sta nell’unico posto dove non deve stare, fuori dall’utero, ce l’hai in mano e ne fai quel che vuoi».

     

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    Premio Nobel a Robert Edwards: ma è davvero medicina? (6/10/10)

    Premio Nobel a Robert Edwards: ma è davvero medicina?

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    L’assegnazione del Premio Nobel per la medicina del 2010 ha suscitato molte polemiche. Lo ha guadagnato il britannico Robert Edwards, padre della fecondazione assistita. Purtroppo però la Fiv non guarisce affatto la sterilità, nonostante abbia fatto felici diverse donne. Tutto questo però eliminando eugeneticamente tantissimi embrioni umani, piccoli uomini, tanti piccoli Robert Edwards ritenuti non adatti.

    Come ricorda Il Foglio, la fecondazione assistita aggira la sterilità in un numero tuttora modesto di casi, visto che, a trentadue anni dalla nascita della prima bambina concepita in vitro, la percentuale di successo delle tecniche non si schioda dal trenta per cento. Grazie al prof. Edwards oggi parliamo di “prodotto del concepimento” e non di figlio. E’ l’idea della “creazione” della vita in laboratorio, materiale biologico tra gli altri; è il cambiamento nel modo di rappresentare la generazione, i rapporti di parentela, il venire al mondo. Dalle provette di Edwards sono uscite le anticipazioni di quel Mondo Nuovo alla Huxley che oggi vive lautamente di compravendita di ovociti, di uteri in affitto, di fabbricazione di embrioni umani a fini di ricerca, magari ibridati con embrioni animali, di invenzione di coppie di genitori dello stesso sesso, di embrioni sovrannumerari conservati nell’azoto liquido e poi distrutti, o selezionati in provetta per ottenere un figlio dal corredo genetico “ottimale”. La medicina di solito risolve i problemi e in questo caso, come sottolinea Monsignor Carrasco presidente della Pontificia Accademia per la Vita, si è solo scavalcata la malattia e il problema stesso. Ad esempio Edwards stato favorito a Shinya Yamanaka, grazie al quale si possono ottenere cellule staminali, fondamentali per la ricerca e la cura, partendo dai tessuti adulti, senza quindi che per questo scopo siano utilizzati gli embrioni. Invece con Edwards, dei molti embrioni trasferiti nel seno materno, ben pochi riescono a nascere.

    Luca Volpi, nell’articolo di oggi, ricorda che «L’Unione europea ha perso la bellezza di tre milioni di neonati annue, tra la nascita di Louise Brown e oggi. E non si può negare che l’Europa sia, con gli Stati Uniti, l’area del mondo dove la fecondazione in vitro è stata ed è più largamente utilizzata. Relativamente all’Italia, della generazione di donne nate nel 1990, una su quattro (24%) resterà senza figli. Nella generazione precedente lo era il 14%. Nel tempo della fecondazione assistita, artificiale, in vitro le donne senza figli tendono a crescere. Allora uno non capisce com’è che più rimedi si pigliano e più i risultati finali contraddicono le premesse».

    Roberto Colombo, direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare e Genetica Umana dell’Università Cattolica Milano, ha dichiarato su Il Sussidiario: «Al di là del merito scientifico e dell’impatto nel campo della clinica della infertilità, ci si può legittimamente chiedere se sia tutto oro quello che luccicherà sulla medaglia che sarà consegnata al professor Edwards. Il numero di concepiti che sono esposti al rischio attuale di non potersi sviluppare e di morire prima di potersi impiantare nell’utero della madre resta sempre elevato. La diffusione della pratica della FIV-ET ha introdotto anche, quasi in modo impercettibile da parte della società, una concezione eugenetica del concepimento e della nascita, che solo le legislazioni di alcuni Paesi (come l’Italia) sono riuscite a contenere.

    Lo conferma il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, che afferma: «La fecondazione assistita ha portato a una serie di ricadute negative: compravendita di ovociti, embrioni crioconservati, embrioni distrutti, alterazione profonda della genitorialita» (da AgiNews). Non solo ma la FIV ha contribuito all’invenzione e alla creazione artificiale del figlio, abbasando la naturale e fisiologica, ma anche culturale e infine antropologica, “propensione” al figlio. La propensione al figlio è letteralmente sotto assedio, in occidente, tra scienziati e opinion maker che almanaccano (qui, in Italia, in Europa) di superpopolazione e una moltiplicazione di pillole e contropillole del prima, del dopo e del durante da non raccapezzarcisi. Si potrebbe dire che è la stessa fecondazione assistita, grazie alla cultura che propone, ad incrementare la “non propensione” alla riproduzione naturale.

    Martino Cervo di Libero, ha sottolineato come venga presa ed esasperata ogni posizione della Chiesa, arrivando a un delirio completo stile Repubblica che scomoda addirittura Galilei. «Nessuno discute il lavoro di Edwards, però le scoperte le ha fatte 40 anni fa. Il premio Nobel ha un evidente contenuto politico, come quello per la pace assegnato ad Obama. È accettabile che sia così, ma non nascondiamoci facendo finta che invece la scelta di Edwards sia neutrale». Comunque dopo l’assegnazione al Nobel a Dario Fo si era già capito che il premio non fosse poi molto attendibile.

    Avvenire invece deride i laicisti che strumentalizzano questa notizia (fenomeno esclusivamente italiano) per contrapporre ancora una volta scienza e fede.


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