Feed RSS

Archivi tag: contro eutanasia

Il neurochirurgo Gandofini contro l’eutanasia e il riduzionismo laicista

Inserito il

Massimo Gandofini, è un primario di neurochirurgia e direttore del dipartimento di Neuroscienze della Fondazione Poliambulanza di Brescia. E’ anche membro dell’associazione Scienza & vita, di cui è presidente a Brescia. Il neurochirurgo sa bene che la ricerca scientifica è perfettamente in sintonia con il disegno che Dio ha inscritto nella creazione: «Sarà forse la frequentazione dei santi ad aiutarmi -confessa riferendosi all`impegno come consulente della omonima congregazione vaticana – ma da quando nel 1990 ho iniziato a occuparmi di neuroscienze ho avuto ancora motivi di stupore per la complessità e la bellezza di cui è portatore l`uomo anche nelle sue strutture cerebrali». Gandofini, rispondendo alle domande di Avvenire, si augura un uso virtuoso delle neuroscienze: «Grazie a Dio queste applicazioni sono già in atto. Basti pensare alle recenti acquisizioni in tema di studio della coscienza negli stati vegetativi. Solo trent’anni fa dichiaravamo con certezza che lo stato vegetativo (allora si chiamava “coma apallico” o “coma vigile”) era caratterizzato dalla “assenza” di coscienza. Ora il neuroimaging ci ha dato la prova che non è esattamente così: la coscienza è gravemente lesa, “frantumata” o “sommersa”, ma è presente. La prima conseguenza di queste scoperte è prettamente scientifica: dobbiamo studiare possibili strategie terapeutiche per tentare un recupero. La seconda è etica: contrastare tentazioni di abbandono di questi pazienti, o peggio di eutanasia, con il comodo alibi della “irreversibilità clinica”». L’argomento approda poi al riduzionismo che certo laicismo scientista tenta di promuovere: è in sostanza il tentativo di spiegare deterministicamente la complessità di pensiero e di comportamenti dell’uomo sulla base delle sue reti neuronali. Come all’indomani della lettura del genoma ci fu chi sentenziò che “l’uomo è i suoi geni”, oggi c’è chi pensa di poter affermare che “l’uomo è i suoi circuiti neuronali”. Si parte da alcuni reperti scientifici incontestabili per approdare poi ad impostazioni riduzionistiche inaccettabili, filosofiche non scientifiche, quindi confutabili sul piano empirico».

 

  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace


  • Notizie correlate
    Tirelli, l’oncologo dell’Istituto tumori di Aviano: «Veronesi sbaglia, nutrizione e idratazione non sono terapia» (14/1/11)
    I malati in stato vegetativo e di minima coscienza potranno presto comunicare (11/1/10)
    Il dott. Zangrillo: «sono assolutamente certo che Eluana Englaro è stata uccisa» (17/12/10)
    Il regista Exitu: «su 5mila malati di Sla danno voce solo ai due che si vogliono far fuori» (15/12/10)

    L’anestesista Caldiroli: «le nuove tecniche scientifiche contro i talebani dell’eutanasia»

    Inserito il

    Confinate a una lettera a pag. 55 de Il Corriere della Sera, appaiono le parole di Dario Caldiroli, direttore Unità Operativa di Neuroanestesia e Rianimazione Fondazione Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta di Milano. Vi si legge che «all’ospedale di Venezia la stimolazione magnetica transcranica ha permesso l’emergere di uno stato di maggiore consapevolezza di sé e dell’ambiente a una persona considerata in stato di minima coscienza a causa di un’emorragia cerebrale. Se questo si dimostrerà il veicolo per entrare nel cervello di queste persone ed esplorarne il contenuto (sensazioni, emozioni, memoria, insomma intelligenza) la medicina avrà finalmente trovato lo strumento che mancava per sconfiggere con prove scientifiche i talebani dell’eutanasia, che di fronte a queste evidenze ancora sostengono l’equivalenza dello stato vegetativo con qualcosa di simile alla morte. Questo curioso convincimento è stato anche esplicitato paragonando l’emergere della coscienza alla contrazione delle zampe della rana negli esperimenti di Alessandro Volta (al quale sarebbe interessante chiedere se la sua rana fosse in uno stato di minima coscienza). Con queste dichiarazioni viene di fatto negato il diritto di emergere a una coscienza nascosta che non trova più la strada per manifestarsi e proprio il risveglio, anche se temporaneo, permetterà di capire quali potenzialità di recupero vi saranno. Diceva Pasolini: «la morte non è nel non poter comunicare ma nel non poter più essere compresi». Forse lo strumento per comunicare la medicina l’ha trovato e i pazienti per farsi capire anche, E allora usiamolo!».

    Il bioetico Carlo Bellieni commenta queste parole e approfondisce il discorso dal punto di vista scientifico su Il Sussidiario. Riportiamo sue brevi riflessioni: «Lettera che colpisce perché fa due cose che normalmente non è dato trovare, soprattutto non assemblate: riporta chiaramente un dato scientifico e trae conclusioni etiche. Lasciarli morire o mettere in atto azioni eutanasiche nell’ipotesi che “non sentano nulla” è antiscientifico. L’autore della lettera evidentemente si riferisce al clima che spinge sempre più verso il considerare la vita che non è autonoma come vita che manca degli attributi propri della persona umana».

  • Aggiungi su del.icio.us
  • Aggiungi su digg.com
  • Aggiungi su Google
  • Aggiungi su Yahoo
  • Aggiungi su Technorati
  • Aggiungi su Badzu
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace


  • Notizie correlate
    I malati in stato vegetativo e di minima coscienza potranno presto comunicare (11/1/10)
    Il dott. Zangrillo: «sono assolutamente certo che Eluana Englaro è stata uccisa» (17/12/10)
    Il regista Exitu: «su 5mila malati di Sla danno voce solo ai due che si vogliono far fuori» (15/12/10)