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I sindaci più amati dagli italiani sono tutti per il crocifisso nelle aule scolastiche.

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Appartengono a due schieramenti opposti, uno del Pd e l’altro della Lega, eppure il fiorentino Matteo Renzi e il veronese Flavio Tosi sono i sindaci più amati dagli italiani. Lo rivela l’indagine Monitor Città di Fullresearch. Libero rivela che anche il primo cittadino di Roma, Gianni Alemanno, in sei mesi scala la classifica partendo dal 22mo e arrivando terzo e registrando un consenso pari al 64,2% e un +5,7 a pari merito con il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che perde l’1,8. La prima donna in classifica è Letizia Moratti, sindaco di Milano, al 27mo posto, con un gradimento del 55%.
Tutti i sindaci citati, di destra e di sinistra, hanno tutti avuto modo di esprimersi criticamente sulla sentenza della Corte Europea, ponendosi a difesa della presenza del crocifisso nelle aule scolastiche. Tutti senza trovare la benché minima contraddizione con la laicità dello stato. I sindaci più amati dalla popolazione italiana promuovono quindi un principio di laicità, molto diverso da quello che le sette imbevute di laicismo fanatico vogliono imporre, lo stesso tipo di laicità che la gran parte dei cittadini italiani (ed europei) si augura. Vediamo cosa hanno dichiarato:

Matteo Renzi: il sindaco di Firenze ha così commentato la sentenza della Corte Europea: «Eliminare i crocifissi perchè non tutti sono cattolici mi pare un ragionamento di basso profilo. Per quanto riguarda il riferimento alla Costituzione è quello lo spirito che ci fa affiggere negli uffici pubblici le foto del Capo dello Stato. Comunque il crocifisso rappresenta la storia condivisa e la tradizione di questo popolo. Se fossi un uomo di chiesa mi preoccuperei piuttosto di appurare quanto, del messaggio di Cristo, arriva alla nostra società» (da Regione Toscana.it). Il sindaco di Firenze aveva abbandonato l’aula del consiglio comunale quando il suo gruppo politico ha approvato l’istituzione dei registi per il testamento biologico. Mentre in occasione della presentazione del libro di Benedetto XVI, Gesù di Nazareth, aveva dichiarato: «Con Gesù e con la Chiesa bisogna farci i conti con uno sguardo libero, laico, facendo i conti con un fatto storico: è un antidoto alla semplificazione, a cogliere ogni cosa come ingerenza. La Chiesa è incontro con Cristo ed è bella la Chiesa che mette al centro Gesù di Nazaret, quando si coltiva nel tempo, per riprendere i termini di un gesuita citato da Ratzinger, attraverso la costante fedeltà e l’adorazione mai tradita» (da Zenit.it).

Flavio Tosi. Il sindaco di Verona si è più volte espresso sulla questione crocifisso. Ad esempio ha dichiarato di non avere nel suo ufficio nel municipio la foto del presidente della Repubblica ma quella di Benedetto XVI a fianco di un crocifisso. Ha spiegato: «La fede cattolica e la croce mi accompagnano nelle scelte fin dall’infanzia, non vedo il motivo per cui non dovrei assorbirne il beneficio proprio nel luogo in cui lavoro» (da QN.it). Ha inoltre ospitato a Palazzo Barbieri una delegazione di 60 sindaci toscani firmatari di un documento contro la decisione della Corte Europea (da Il Corriere della Sera).

Gianni Alemanno. Il sindaco di Roma ha commentato così la sentenza europea: ««Sono veramente esterrefatto da questa sentenza assolutamente folle. Mi auguro che il governo italiano reagisca con la massima durezza. Su queste cose non si gioca, bisogna essere molto seri. Il crocifisso va difeso nelle aule scolastiche e negli edifici pubblici» (da L’Unico.it).

Sergio Chiamparino. Il sindaco di Torino ha invece dichiarato: «In Italia il crocifisso appartiene ad una storia che lo fa essere parte integrante dei fondamenti della nostra cultura e della nostra tradizione». Chiamparino ha poi sottolineato che «si tratta di una sentenza europea. L’Italia e’ l’Italia – ha detto- gli altri Paesi europei sono un’altra cosa» (da Associazione Nazionale Comuni Italiani).

Letizia Moratti. Il sindaco di Milano, in seguito alla sentenza europea, ha disposto che il crocifisso venisse inserito in tutte le aule delle scuole di Milano che ne erano sprovviste. Ha dichiarato: «Mi sembra doveroso assicurare che il crocifisso venga esposto nelle aule scolastiche a testimonianza della profonda radice cristiana del nostro Paese e di tutta l’Europa. Ecco perché, nei prossimi mesi il ministero disciplinerà in maniera chiara e certa l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche».

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    Sono divenuti venti i Paesi dell’Europa, che con un gesto senza precedenti, si sono uniti all’Italia, nel suo ricorso alla sentenza contro l’esposizione del crocifisso nelle scuole pronunciato il 3 novembre da una camera della seconda sezione della Corte europea dei diritti dell’uomo. Dal suo osservatorio privilegiato di Strasburgo, il direttore del Centro europeo per la legge e la giustizia (Eclj), Grégor Puppinck, viene intervistato da Avvenire. «Appare ogni giorno più chiaro che è stata ottenuta una vittoria considerevole contro le dinamiche della secolarizzazione. Se l’Italia non ha ancora conseguito il suo obiettivo da un punto di vista giuridico, di fatto ha riportato politicamente una vittoria assai significativa. Infatti, a oggi, non sono meno di venti i Paesi europei che hanno dato il loro sostegno ufficiale alla legittimità della presenza del simbolo cristiano nei luoghi pubblici e specialmente nelle scuole». La stampa si era fermata a dieci: Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Monaco, Romania, San Marino e Russia. La Lituania per esempio non ha esitato a fare un parallelo tra la sentenza Lautsi e le persecuzioni religiose che ha subito e che si manifestavano, come è noto, con il divieto dei simboli religiosi. L’esperto spiega: «In un primo momento dieci Stati sono entrati nel caso Lautsi come “terzi interventori”. A questi primi dieci Paesi si sono aggiunti, finora, i governi di Albania, Austria, Croazia, Ungheria, Moldavia, Polonia, Serbia, Slovacchia e Ucraina . Questi Stati hanno pubblicamente messo in discussione la sentenza della Corte e domandato che le identità e le tradizioni religiose nazionali siano rispettate. Molti governi hanno insistito sul fatto che questa identità religiosa è all’origine dei valori e della unità europea». Quindi su 47 Stati membri del Consiglio d’Europa, aggiungendo l’Italia, già quasi la metà degli Stati si è opposta a questo tentativo di secolarizzazione, di scristianizzazione forzata delle scuole. Prima di chiudere con altre considerazioni geopolitiche, il direttore del Centro Europea libertà e giustizia dichiara: «Questi Stati hanno di fatto anche difeso il loro radicamento in Cristo, perché è conforme al bene comune che Cristo sia presente ed onorato nella società». Non si può fare altro allora che ringraziare di tutto cuore la singora Lautzi e tutta la combriccola che le sta dietro!!

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