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Un astronomo, un fisico, un filosofo e un teologo contro lo scientismo di Stephen Hawking.

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Dopo le azzardatissime dichiarazioni di Stephen Hawking -sicuramente molto autopubblicitarie- secondo il quale «la «filosofia è morta e non è necessario ricorrere a Dio per dare inizio all’universo», sono state moltissime le repliche di colleghi e scienziati (molte delle quali raccolte nell’articolo Creazione senza Dio? Gli scienziati rispondono a Stephen Hawking). Quest’avvenimento è stato l’occasione per incontri molto interessanti sull’argomento, come quello organizzato dall’astronomo cattolico Piero Benvenuti, intitolato «L’Universo non ha bisogno di Dio?» (9 novembre 2010, Facoltà Teologica, Università degli Studi di Padova), cui hanno partecipato il fisico agnostico, ma che per sua ammissione combatte «ogni scientismo», Silvio Bercia, il teologo laureato in fisica Simone Morandini e il filosofo che si definisce “non credente” Ermanno Bencivenga. Sul web abbiamo trovato l’intervento di quest’ultimo pubblicato su TuttoScienza (supplemento de La Stampa del 17 novembre). Tutti e tre gli intervenuti, si legge su Avvenire, sono convinti che una teoria scientifica, per quanto perfetta, è sempre limitata e non può stabilire o negare l’esistenza di un Creatore, se non erigendo la teoria stessa alla dignità di fede. Il fisico Bergia è addirittura apodittico nel suo giudizio: «Bisognerebbe ricordare, a chi propone una teoria capace, a suo dire, di spiegare ogni cosa e per sempre, che proprio la scoperta dell’espansione accelerata dell’universo è lì a insegnarci che la ricerca non è mai finita». Dal canto suo Ermanno Bencivenga usa le armi della logica filosofica per sostenere quello che ogni persona di buon senso dovrebbe sapere e cioè che «una teoria scientifica non può mai essere verificata e il meglio che ci si possa aspettare da essa è che fornisca un quadro coerente all’interno del quale raccogliere i dati. Senza considerare che gli studi di Kurt Gódel ci dicono che neppure la sua coerenza può essere dimostrata». L’unica cosa che resta, quindi, è la possibilità di impegnarsi nei confronti dei principi teorizzati «con un atteggiamento simile alla fede». E allora, come suggerisce Benvenuti, c’è un limite oltre cui lo scienziato deve essere cosciente di non poter indagare con le armi della scienza, «di fronte al quale la fisica deve avere l’umiltà di lasciare campo alla metafisica». Un limite che non può essere intaccato dalle scoperte scientifiche, anche se rivoluzionarie. «Ciò che non si vuol comprendere – sottolinea Simone Morandini- è che quando il credente parla di Dio Creatore, confessa in Lui la sorgente dell’essere stesso. Quella potenza amante che opera in modo nascosto, ma non per questo meno reale, proprio all’interno di quel mondo descritto in modo così efficace dalle leggi della scienza». Ecco infine lo scritto integrale di Bencivegna.



La Teoria del Tutto si scopre orfana del test decisivo.
di Ermanno Bencivenga, University of California – Irvine

Anche i migliori scienziati non sanno sempre evitare la trappola di slogan di grande effetto mediatico, ma di poca o nessuna sostanza. È il caso di Stephen Hawking, il quale nel recente libro «The Grand Design» giudica a portata di mano una Teoria del Tutto che spieghi in modo necessario l’esistenza e l’evoluzione dell’Universo, e su questa base procede ad affermazioni radicali come «la filosofia è morta» e «non abbiamo bisogno di un Dio creatore».

Da non credente, non solo nell’Onnipotente ma anche nei dogmi dello scientismo, ho partecipato il 9 novembre, davanti a un pubblico attento e numeroso, a una tavola rotonda stimolata dal libro di Hawking e intitolata, appunto, «L’Universo non ha bisogno di Dio?», organizzata dall’astronomo Piero Benvenuti presso la Facoltà Teologica del Triveneto a Padova. Insieme con noi hanno dialogato il fisico di Bologna Silvio Bergia e il teologo di Venezia Simone Morandini.

Il tema che è emerso con maggior chiarezza dal dibattito è quante mediazioni arbitrarie si debbano accettare per arrivare da una rappresentazione plausibile dello stato effettivo della scienza a pronunciamenti come quelli di Hawking. In primo luogo, è noto che di nessuna teoria può essere provata la verità. Il meglio che si possa ottenere è una sua corroborazione sperimentale.

La teoria, cioè, può al massimo fornire un quadro coerente in cui collocare i risultati osservativi. Di necessità, dunque, sarebbe meglio non parlare, e proporre invece la possibilità che le cose stiano come sancito dalla teoria. Anche la possibilità, però, è a rischio: sappiamo dal secondo teorema di Gödel che la coerenza di una teoria potente almeno quanto l’aritmetica elementare non è dimostrabile, se non accettando una teoria più potente. Nel caso specifico della teoria che fonderebbe la spiegazione universale auspicata da Hawking, inoltre, cioè la teoria delle stringhe, c’è il grosso problema che essa non fa nessuna previsione che possa essere sottoposta a controllo sperimentale; quindi non solo non potremo mai sapere se il quadro che offre sia coerente, ma non è neanche chiaro che cosa debba entrare in tale quadro.

Assumiamo, comunque, che una qualche teoria fisica permetta davvero di render conto di tutti i fenomeni che è in grado di descrivere; ciò vuol dire forse che essa renderebbe conto di Tutto? Per raggiungere questa conclusione bisogna accettare un’ulteriore, controversa premessa di carattere riduzionista: che cioè esista un livello ontologico privilegiato al quale ogni cosa e ogni evento possano essere ridotti; che per esempio la natura e il comportamento di una cellula, di un canguro o del Parlamento italiano possano essere spiegati in modo esauriente dalla teoria delle stringhe. Il che rifiuterebbero quanti ritengono assodata l’esistenza di fenomeni emergenti, che non possono essere descritti e capiti se non in un vocabolario che si situi alla loro scala di grandezza e nel loro orizzonte di senso. Tentare di spiegare un organismo in termini delle entità fisiche fondamentali, quali che esse siano, sarebbe per costoro come voler ridurre i flussi giornalieri del traffico agli impegni personali di ogni singolo guidatore.

«Il mondo» è un insieme di strutture fra loro incommensurabili, descritte in linguaggi distinti e di indipendente dignità; e stare al mondo esige attenzione e rispetto per questa diversità. Quando attenzione e rispetto vengono meno e ci sclerotizziamo nell’uso di un unico strumento espressivo, si è suggerito a Padova, il risultato è una teoria del tutto, una delle tante che, ahimè, ci circondano. È una teoria del tutto il creazionismo all’americana, che ha una risposta banale per ogni domanda; lo è la filosofia accademica, incartapecorita e autoreferenziale, di cui si fa benissimo ad annunciare la morte (senza perciò poterne trarre verdetti per la filosofia tout court, che prospera, spesso, proprio nei laboratori di fisica); e lo è anche una teoria scientifica, quando i suoi cultori dimenticano o occultano il suo carattere di coraggiosa avventura, di ipotesi creativa e originale, di scommessa azzardata, e tentano di presentarla, a sé stessi e ad altri, come la Sola e Assoluta Verità.

 

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    Origine dell’universo: nuova serie di documentari in risposta ad Hawking.

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    In risposta alle dichiarazioni filosofiche di Stephen Hawking circa un universo autocreatosi dal nulla, è uscita in Spagna una serie audiovisiva di documentari intitolata: “L’Origine dell’Uomo”. L’intento è di indagare sullo sviluppo dell’universo, dal Big Bang ai primati, dagli ominidi e al trionfo dell'”Homo Sapiens, e risponde alle domande: “Com’è nato l’universo? Siamo nati per caso? C’è stata un’intelligenza che ha guidato l’evoluzione?”. La casa produttrice, Goya Producciones, afferma: «La serie metterà anche a nudo lo sfruttamento ideologico della scienza, e in particolare del darwinismo. Darwin è stato manipolato a favore del razzismo, sia da parte del marxismo che nella Germania nazista e negli Stati Uniti. La Chiesa cattolica, dal canto suo, non ha condannato Darwin. L’evoluzione potrebbe essere avvenuta all’interno della creazione». La notizia è riporta da Zenit.it e da Xornal Galicia.

    Nei documentari sono anche intervenuti diversi famosi filosofi e scienziati. Fra essi molti hanno risposto a Stephen Hawking, accodandosi alle già innumerevoli critiche già ricevuto da molti suoi colleghi, riportate qui.

    Il Premio Nobel Christian De Duve ha affermato che «la teoria per cui il mondo è eterno, inventata da Fred Hoyl, ha dimostrato di essere falsa, e ha avuto ragione il suo maestro Lemaitre a scoprire la teoria del “Big Bang”, l’esplosione che ha dato origine all’universo».

    Il biologo premio Nobel Werner Arber ha affermato: «Nella Genesi, all’inizio dell’Antico Testamento, posso leggere che il mondo è stato creato in vari periodi, e per me questi vari periodi sono proprio un’evoluzione».

    Il biofisico olandese Cees Dekker: «Il metodo della scienza di per sé non è cristiano né ateo. Scienza e religione non sono in conflitto, e la scienza in sé si inserisce molto bene nella visione cristiana del mondo».

    Il filosofo della scienza, Michel Ghins, ha affermato che la teoria degli “universi multipli” sia stata ideata per sfuggire all’ipotesi che Dio ha creato il nostro mondo, ma questa «non è una via di fuga, perché si può benissimo immaginare che Dio Onnipotente abbia creato questa profusione di universi molteplici».

    Il filosofo Evandro Agazzi, ha dichiarato che il caso non spiega l’esistenza del mondo. Chi vuole spiegare tutto a partire da qualche scienza positiva «cade in un atteggiamento riduzionista antiscientifico».

    Il professore di storia della scienza moderna di Boston, Thomas Glick, crede che questi fondamentalisti del materialismo si fabbrichino una specie di religione o metafisica, «ma nessuno confonde questo con la scienza».

    Il filosofo Juan Arana, dell’Università di Siviglia, ha dichiarato: «non c’è mai stata opposizione tra fede e ragione, ma c’è stata sempre opposizione tra due ‘fedi’: la fede scientista, per così dire, e quella religiosa».



    Questo è il trailer (in spagnolo) della serie scientifica (per chi avesse problemi di visualizzazione clicchi su: Youtube):

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