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Filippo Facci: «atea, rossa e crudele: la Cina non cambia mai»

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L’editorialista di Libero, Filippo Facci, ha scritto un commento sulle recenti dichiarazioni di Benedetto XVI sulla libertà religiosa in Cina (e conseguente oscurammento da parte di Pechino…). «Atea, rossa e crudele: la Cina non cambia mai», questo il titolo dell’articolo, di cui riportiamo alcuni passaggi più interessanti (praticamente quasi tutto l’articolo): «La Cina resta quella coi funzionari statali che affogano i neonati secondogeniti nelle risaie: cosicché la diplomazia è finita, la battaglia è persa, la Cina resta la Cina. Resta la nazione, cioè, in cui vengono giustiziati più individui che in tutti i Paesi del mondo messi insieme; la nazione – atea, e non laica – della disgraziatissima politica del figlio unico, la nazione che pratica l’aborto sino al nono mese (a calci, se necessario) con le autorità che estraggono il collagene dai feti per produrre cosmetici destinati al mercato europeo. Se il Papa aveva taciuto su tutte queste cose, per anni, è perché si stava giocando una partita delicatissima: milioni di cattolici cinesi rischiano persecuzioni ogni giorno, questo in un Paese dove la libertà religiosa in fin dei conti non c’è e dove segnatamente viene negata la riapertura della nunziatura apostolica chiusa nel 1949: il regime comunista, infatti, nel 1951 costrinse la chiesa cattolica cinese a tagliare i rapporti con il Vaticano e la trasformò in un culto autonomo dalla sovranità papale e ufficialmente consentito solo nelle chiese approvate dal governo. È su questo che si giocava la partita ormai perduta: i cinesi cattolici fedeli al Papa sarebbero ormai sessanta milioni – tre volte il numero di quelli affiliati alla chiesa riconosciuta dal governo – ma non c’è verso che possano passarsela meglio. Perché in Cina, va ricordato, essere cattolici non autorizzati è proibito, pregare è proibito e preti e monache spesso finiscono male. […] Ma ora basta. È per questo che Ratzinger l’altro giorno ha parlato apertamente della «discriminazione e persecuzione» dei cristiani della Cina continentale, i quali «non si perdano d’animo per le limitazioni alla loro libertà di religione e di coscienza, e mantengano viva la fiamma della speranza». Ed è per questo che il governo di Pechino ha oscurato immediatamente la Bbc che stava riferendo del discorso del Papa. […] Ora di certi orrori si potrà ricominciare a parlare più liberamente. Parlare di quando, in occasione della visita di Bush in Cina, il governo si premurò di far «sparire» vescovi e sacerdoti non sottomessi alla chiesa ufficiale; di quando – lo raccontò Asia news in più occasioni – morti e sparizioni dei cattolici non allineati furono all’ordine del giorno. Cosicchè non è eccezionale che sedici suore francescane, tempo fa, siano state pestate a sangue con pugni e bastoni perché ostacolavano la demolizione di una scuola diocesana: è eccezionale che lo siamo venuti a sapere. Altri racconti li ha fatti Harry Wu, cinese fuggito negli Usa e presidente della Laogai Research Foundation: è lui ad aver raccontato come nei laogai – campi di rieducazione voluti da Mao in cui si viene rinchiusi senza neanche un processo – le scariche elettriche, i pestaggi manuali o con i manganelli, l’utilizzo doloroso di manette ai polsi e alle caviglie, la sospensione per le braccia e la privazione del cibo e del sonno non risparmino, oltre ai soliti monaci tibetani, neanche preti e vescovi cattolici. Accade nella nazione in cui i familiari delle vittime di Tienanmen sono ancor oggi perseguitate, e i sindacati proibiti, i minori deceduti sul lavoro impressionanti per numero, per non dire dei cosiddetti morti accidentali: prigionieri che precipitano dai piani alti degli edifici detentivi e che solo il racconto di pochi scampati ha potuto testimoniare. A Reporter senza frontiere e ad Amnesty International è invece toccato il compito di raccontare della rinnovata abitudine di rinchiudere i dissidenti negli ospedali psichiatrici, spesso imbottiti di psicofarmaci senza che le ragioni degli internamenti fossero state ufficialmente stabilite: accade nel Paese che per un anno e mezzo riuscì e celare l’epidemia Sars, giacché i dirigenti cinesi temevano che potesse scoraggiare gli investimenti occidentali. Il Paese che censura un Papa che osi lamentarsi».

 

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    Il Nobel per la pace 2010 chiede la libertà religiosa nell’ateismo di Stato cinese.

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    Il Premio Nobel per la pace 2010 è stato assegnato allo scrittore cinese Liu Xiaobo con la motivazione della sua “lotta lunga e non violenta per i diritti umani fondamentali, in Cina”. Ha avuto infatti, come tanti altri, il coraggio di lottare e firmare il documento, Carta 08, col quale si propone l’instaurazione in Cina di un sistema politico democratico e promuove la riforma della libertà religiosa, impedita da sempre nei governi atei. Questa sottoscrizione ha però determinato la sua condanna a 11 anni di prigione per «sovversione contro il potere dello Stato». La polizia cinese, guidata dal parito comunista (che impone l’ateismo governativo da più di 80 anni), ha censurato il più possibile la notizia e ha imbavagliato la moglie Liu, Liu Xia. AsiaNews riporta che «non si può difendere l’uomo (cinese o di qualunque altra cultura) senza guardarlo come un valore assoluto e perciò dentro una visione religiosa che vede l’uomo come proprietà di Dio e non dello Stato. Proprio per questo – e forse per la prima volta nella storia della dissidenza cinese – nel documento sui diritti umani si chiede la libertà religiosa, l’eliminazione delle differenze fra attività religiose “legali” e “illegali”, ufficiali e sotterranee». Il direttore editoriale della rivista Mondo e Missione, mensile del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) ricorda su Zenit, che «Liu Xiaobo, insieme con altri noti dissidenti, quali Gao Zhisheng, Han Dongfang e Hu Jia, fa parte di un gruppo di persone che sono approdate al cristianesimo e che hanno scoperto la fede cristiana come la base del valore assoluto della persona e forza del loro impegno in difesa dei diritti umani».

    E’ recente la notizia di dissidenti cinesi internati a forza in ospedali psichiatrici, dove vengono “curati” con elettroshock e torture. Per l’Human Rights Watch il regime ateo si comporta così da quando ha preso il potere. La notizia è apparsa su AsiaNews. Ricordiamo che questi fatti raccrapiccianti erano la normalità durante i totalitarismi ateo-comunisti del ‘900 e ora persistono con questa continuità soltanto in due Paesi al mondo: la Cina e la Corea del Nord, guarda caso gli unici due Stati che mantengono ancora ufficialmente l’ateismo governativo.
    Una delegata protestante cinese racconta su un altro articolo di AsiaNews, anche di minacce, violenze fisiche e psicologiche e la limitazione della libertà per i cristiani, da parte del regime di Pechino.

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    Nuovo seminario a Cuba dopo 20 anni dall’ateismo di Stato.

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    A Cuba l’ateismo di Stato venne istituito da Fidel Castro nel 1959, anno in cui divenne capo del partito comunista, e durò fino al 1992. Proprio durante questo periodo (guarda te i casi della vita..!), Cuba è stata spesso accusata di ledere i diritti umani, innumerevoli persone sono state uccise e torturate sotto ordine degli esponenti del regime (vedi Wikipedia) e, ovviamente, come in ogni totalitarsmo ateo del ‘900, la repressione religiosa era l’attività principale del governo. Ma la fede rinasce proprio dove è maggiormente perseguitata, d’altra parte lo stesso cristianesimo è iniziato  in seguito ad una tortura e una crocifissione…Così, ci sono voluti 50 anni per aprire un nuovo Seminario cattolico, che inizierà le sue attività in questo mese. Il nuovo centro formativo è stato costruito nell’arcidiocesi di San Cristobal de La Habana e secondo le previsioni sarà frequentato da un centinaio di studenti. Il progetto, riporta l’agenzia Fides, venne benedetto da Papa Giovanni Paolo II nella sua visita a Cuba del 1998, ma i lavori di costruzione sono stati realizzati solo da poco tempo, quando il governo cubano ha cominciato a mostrare un atteggiamento più tollerante verso la Chiesa cattolica. La stampa internazionale e diversi analisti locali e stranieri hanno osservato che la Chiesa ha iniziato a svolgere un ruolo sempre più significativo nella vita sociale del paese.

     

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    Nijole Sadunaite, ennesima martire cattolica dell’ateismo sovietico.

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    Ennesima martire, lei è la lituana Nijole Sadunaite, condannata nel 1975 a tre anni di lager a regime duro e ad altri tre in esilio in Siberia per aver difeso con decisione la libertà di religione e i diritti dell’uomo, che in Lituania erano brutalmente calpestati. Dal 1917 infatti nell’URRS è stato imposto l’ateismo di Stato e automaticamente si è cercato di estirpare il cristianesimo dalla Nazione….sostanzialmente è ciò che sta predicando teoricamente l’ateismo moderno, il cui leader internazionale, Richard Dawkins, parla di questa religione come “virus mortale da eliminare”, “malattia cerebrale” e in questi giorni ha definito Benedetto XVI, “un pericolo per l’intera umanità”. Così migliaia e migliaia di cristiani e credenti sono stati deportati e massacrati nei lager sovietici e fra di essi anche Nijole. Le sue memorie dei terribili anni in balia del governo ateo-comunista sono da poco state pubblicate in “A radiance in the Gulag”. A causa della fede cattolica venne condannata ma proprio grazie alla fede riuscì a salvarsi. E’ tutto raccontato su Libertà e Persona.

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