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Si profila un nuovo fallimento per l’UAAR.

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La sezione degli atei razionalisti (UAAR) di Pisa ha avviato una crociata contro le campane di tutte le Chiese della città. Il capochierichetto della sezione ribelle ateo-comunista pisana ha tuonato inviperito: «Riceviamo molte lamentele di cittadini disturbati dal suono delle campane a qualunque ora». Si, certo. Ma come possono pensare i facinorosi razionalisti che qualcuno creda veramente che i cittadini pisani preferiscano scrivere ad una inutile confraternita (meno di 100 gli iscritti a Pisa), piuttosto che all’amministrazione comunale?

Sindaco di Pisa. Tant’è che il sindaco Marco Fillippeschi (eletto grazie ai voti del Partito Democratico, Partito Socialista, Italia dei Valori e Lista civica Per Pisa col 53% di preferenze), ha dichiarato: «Con tutta sincerità non mi pare che la questione “campane” sia fra le priorità che Pisa deve affrontare in questo periodo: non mi sembra proprio, infatti, che le notti pisane siano “assillate” dai rintocchi delle campane». Quindi il Comune non ha ricevuto alcuna protesta e il nostro leader uaarin-razionalista viene smentito. Il Sindaco ha anche confermato le parole di Monsignor Aldo Armani: «La Chiesa Pisana si è già attenuta scrupolosamente alle indicazioni della CEI in merito all’uso parsimonioso delle campane. Ad onor del vero vi sono ben altri rumori molesti e fuorilegge a cui prestare maggiore attenzione» (vedi l’intero commento del Sindaco nell’articolo: L’UAAR viene smentita dal sindaco di Pisa).

Storici di Pisa. Anche la stimata associazione di storici pisani Amici di Pisa, circa duecento iscritti (vedi qui), ha ridicolizzato il dispettuccio ateo: «Francamente non pensavamo che il suono delle campane cittadine fosse una immissione tremenda da sconvolgere l’equilibrio psico-fisico di persone in cerca di notorietà. Pensavamo che queste persone invece, in modo razionale e asettico, avessero di che ridire sullo spaccio di droga a tutte le ore del giorno e della notte in pieno centro storico, sulla movida notturna che genera forti squilibri sociali irrisolti, che avessero a cuore la buona gestione della città nei suoi molteplici aspetti». Invece probabilmente a loro interessa solo placare l’insofferenza e la frustrazione da reattiva minoranza con simpatici dispettucci. «E’ ingiusto, da irrilevante minoranza, porsi gratuitamente di traverso alla volontà della stragrande maggioranza della popolazione, imprigionando in un eccesso di democrazia il comune sentimento popolare, di tradizione e di storia. Hanno paura che un rintocco di campana possa sconvolgergli un’anima inquieta?» (vedi l’intero intervento degli Amici di Pisa nell’articolo: Gli storici pisani contro l’iniziativa dell’UAAR).

Forse la prossima volta i razionalisti si affanneranno per eliminare la croce cristiana dalla bandiera e dallo stemma comunale, simbolo della gratitudine cittadina al cristianesimo, motore della nascita e crescita culturale e civlie di Pisa. Per ora ricordiamo che l’ultima iniziativa pubblica dell’UAAR è finita con un clamoroso fallimento: vedi Nuova sconfitta della UAAR (22/4/10). Altri fallimenti dell’associazione si trovano nel nostro dossier: Elenco delle sconfitte dell’UAAR.

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    Gli Stati pro-crocifisso alla Grande Camera hanno subito l’ateismo di Stato.

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    Quando l’ateismo alza la voce è sempre controproducente: la battaglia dell’UAAR contro il crocifisso, ne ha moltiplicato la presenza nelle scuole (cfr. Ultimissima 21/6/10) e nelle Nazioni in cui ha dominato l’ateismo di Stato si è sviluppato un abbraccio stretto al cristianesimo. Infatti, durante la recente presentazione del ricorso italiano alla Grande Camera Europea contro la sentenza della Corte che vietava l’esposizione del crocifisso, hanno partecipato, a favore del simbolo religioso, anche 10 Stati membri dell’Unione Europea. Una cosa inaudita e mai accaduta nella storia. L’avvocato Nicola Lettieri, difensore della posizione italiana, ha dichiarato ad Avvenire: «Non è un caso se la “contestazione politica” delle tesi della ricorrente [l’atea militante Soile Lautsi], e alla sentenza di novembre contro l’esposizione del crocifisso nelle scuole italiane, vengono in gran parte da Paesi che hanno duramente sofferto dell’ateismo di Stato». Ancora adesso, paesi come la Cina e la Corea del Nord stanno soffrendo terribilmente a causa dell’imposizione dell’ateismo governativo. La contraddizione della sentenza è che si voglia evocare surrettiziamente la “libertà religiosa” per negare la “libertà religiosa”, «Un gioco di prestigio che non può riuscire contro Paesi che portano ancora le ferite della persecuzione contro il culto. Ci si deve ricordare che i principi richiamati nel dibattimento sono stati introdotti nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo proprio a difesa di quelle nazioni». E anche che la stessa Consulta, nella citata sentenza, specifica che la laicità tanto proclamata non è indifferenza dello Stato alle religioni.

    Alcuni degli stati presenti al ricorso a favore del crocifisso sono: Armenia (inglobata dall’Unione Sovietica dal 1936 al 1991, la quale ha imposto l’ateismo di Stato), Bulgaria (ateismo governativo dal 1944 al 1989, vedi le persecuzioni e i crimini avvenuti solo in quel periodo), Lituania (inglobata nell’Unione Sovietica, che impose l’ateismo di Stato, dal 1940 al 1991), Romania (imposto l’ateismo di Stato dal 1945 al 1989, guarda i terribili crimini avvenuti proprio in quel periodo), e infine la Russia (governata e distrutta prima dall’ateo Lenin e poi da Stalin, due delle persone più schifose della storia, i quali hanno perseguitato le religioni e scristianizzato totalmente la Nazione -senza riuscirci, come si è dimostrato-, abolendo il Natale e le Chiese, e imponendo l’ateismo di Stato dal 1938 al 1990. Proprio in questo periodo sono avvenuti i più crudeli fatti che l’umanità abbia mai visto: vedi Wikipedia).

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    Il giurista comunista Cesare Salvi: contro il crocifisso una sentenza sbagliata e ideologica.

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    Oggi c’è l’udienza della Grande Chambre della Corte europea dei diritti sul ricorso presentato dall’Italia, e da molti stati europei, contro la sentenza di novembre scorso che ha vietato l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Cesare Salvi, giurista, uomo di sinistra, ex vicepresidente del Senato, ex Partito Comunista e Sinistra Arcobaleno e Docente di Diritto civile nell’Università di Perugia, intervistato da Il Sussidiario, ha però molte riserve: «Assistiamo a una tendenza della Corti europee ad esorbitare dai propri compiti. La Corte non si attiene alla garanzia delle libertà fondamentali per la quale è stata istituita, ma tende ad espandere i suoi compiti e a invadere materie che sollevano scelte di discrezionalità. Le due Corti europee tendono ad assumere una logica di tutela dei diritti individuali senza tener conto dei corrispondenti doveri. La nostra Costituzione pone la questione in termini più comprensivi e più ampi». Ma cosa succede se i diritti del manipolo di anti-teisti e anti-cristiani italiani ribelli vengono esaltati a discapito di tutti? Il giurista dice: «Se la logica è quella dell’esaltazione del diritto del singolo senza tener conto di altri diritti o valori che possono bilanciare, si rischia di oltrepassare, snaturandola, la funzione giurisdizionale. La questione che viene esaminata oggi, come può essere affrontata in ossequio ai diritti del singolo senza tener conto del principio democratico? Non si possono ignorare gli orientamenti e i valori prevalenti in un singolo paese. Queste Corti sovranazionali non tengono conto del fatto che ci sono una storia, una tradizione, dei valori e delle costituzioni nazionali che li esprimono». E’ la stessa cosa detta anche da Napolitano. Ma il crocifisso lede la libertà dei genitori di educare i figli secondo le loro convinzioni? «Personalmente, in un paese come l’Italia ritengo di no. Dire in maniera così netta e drastica come ha fatto la Corte che l’esposizione del crocifisso, che peraltro in Italia ha un’antica tradizione storica, lede la libertà religiosa, mi pare appunto una tesi eccessiva, astratta, ideologica» Guarda caso sono le stesse definizioni utilizzate dalla CEI il 3 novembre 2009 (vedi Il Corriere della Sera 3/11/09).

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