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Nuovo studio: aborto indotto associato al cancro al seno

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Canco al senoDa tempo sosteniamo e mostriamo che appoggiare l’interruzione di gravidanza significa schierarsi contro la salute delle donne, oltre ovviamente contro la vita di un essere umano innocente. Diverse associazioni…

http://www.uccronline.it/2013/12/03/nuovo-studio-aborto-indotto-associato-al-cancro-al-seno/

 

La Francia non apre all’eutanasia, ma alla sedazione terminale

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EutanasiaMolti quotidiani hanno scelto di sottolineare nei titoli che la Francia avrebbe aperto all’eutanasiasalvo poi riferire che invece è stata accettata la sedazione terminale per pazienti in fine di vita che abbiano fatto richieste persistenti e lucide per la quale tutte le cure sono diventate inefficaci e i trattamenti palliativi già adottati, si parla di “situazioni cliniche eccezionali”.

 

http://www.uccronline.it/2013/02/24/la-francia-non-apre-alleutanasia-ma-alla-sedazione-terminale/

Premio Nobel a Robert Edwards: ma è davvero medicina?

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L’assegnazione del Premio Nobel per la medicina del 2010 ha suscitato molte polemiche. Lo ha guadagnato il britannico Robert Edwards, padre della fecondazione assistita. Purtroppo però la Fiv non guarisce affatto la sterilità, nonostante abbia fatto felici diverse donne. Tutto questo però eliminando eugeneticamente tantissimi embrioni umani, piccoli uomini, tanti piccoli Robert Edwards ritenuti non adatti.

Come ricorda Il Foglio, la fecondazione assistita aggira la sterilità in un numero tuttora modesto di casi, visto che, a trentadue anni dalla nascita della prima bambina concepita in vitro, la percentuale di successo delle tecniche non si schioda dal trenta per cento. Grazie al prof. Edwards oggi parliamo di “prodotto del concepimento” e non di figlio. E’ l’idea della “creazione” della vita in laboratorio, materiale biologico tra gli altri; è il cambiamento nel modo di rappresentare la generazione, i rapporti di parentela, il venire al mondo. Dalle provette di Edwards sono uscite le anticipazioni di quel Mondo Nuovo alla Huxley che oggi vive lautamente di compravendita di ovociti, di uteri in affitto, di fabbricazione di embrioni umani a fini di ricerca, magari ibridati con embrioni animali, di invenzione di coppie di genitori dello stesso sesso, di embrioni sovrannumerari conservati nell’azoto liquido e poi distrutti, o selezionati in provetta per ottenere un figlio dal corredo genetico “ottimale”. La medicina di solito risolve i problemi e in questo caso, come sottolinea Monsignor Carrasco presidente della Pontificia Accademia per la Vita, si è solo scavalcata la malattia e il problema stesso. Ad esempio Edwards stato favorito a Shinya Yamanaka, grazie al quale si possono ottenere cellule staminali, fondamentali per la ricerca e la cura, partendo dai tessuti adulti, senza quindi che per questo scopo siano utilizzati gli embrioni. Invece con Edwards, dei molti embrioni trasferiti nel seno materno, ben pochi riescono a nascere.

Luca Volpi, nell’articolo di oggi, ricorda che «L’Unione europea ha perso la bellezza di tre milioni di neonati annue, tra la nascita di Louise Brown e oggi. E non si può negare che l’Europa sia, con gli Stati Uniti, l’area del mondo dove la fecondazione in vitro è stata ed è più largamente utilizzata. Relativamente all’Italia, della generazione di donne nate nel 1990, una su quattro (24%) resterà senza figli. Nella generazione precedente lo era il 14%. Nel tempo della fecondazione assistita, artificiale, in vitro le donne senza figli tendono a crescere. Allora uno non capisce com’è che più rimedi si pigliano e più i risultati finali contraddicono le premesse».

Roberto Colombo, direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare e Genetica Umana dell’Università Cattolica Milano, ha dichiarato su Il Sussidiario: «Al di là del merito scientifico e dell’impatto nel campo della clinica della infertilità, ci si può legittimamente chiedere se sia tutto oro quello che luccicherà sulla medaglia che sarà consegnata al professor Edwards. Il numero di concepiti che sono esposti al rischio attuale di non potersi sviluppare e di morire prima di potersi impiantare nell’utero della madre resta sempre elevato. La diffusione della pratica della FIV-ET ha introdotto anche, quasi in modo impercettibile da parte della società, una concezione eugenetica del concepimento e della nascita, che solo le legislazioni di alcuni Paesi (come l’Italia) sono riuscite a contenere.

Lo conferma il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, che afferma: «La fecondazione assistita ha portato a una serie di ricadute negative: compravendita di ovociti, embrioni crioconservati, embrioni distrutti, alterazione profonda della genitorialita» (da AgiNews). Non solo ma la FIV ha contribuito all’invenzione e alla creazione artificiale del figlio, abbasando la naturale e fisiologica, ma anche culturale e infine antropologica, “propensione” al figlio. La propensione al figlio è letteralmente sotto assedio, in occidente, tra scienziati e opinion maker che almanaccano (qui, in Italia, in Europa) di superpopolazione e una moltiplicazione di pillole e contropillole del prima, del dopo e del durante da non raccapezzarcisi. Si potrebbe dire che è la stessa fecondazione assistita, grazie alla cultura che propone, ad incrementare la “non propensione” alla riproduzione naturale.

Martino Cervo di Libero, ha sottolineato come venga presa ed esasperata ogni posizione della Chiesa, arrivando a un delirio completo stile Repubblica che scomoda addirittura Galilei. «Nessuno discute il lavoro di Edwards, però le scoperte le ha fatte 40 anni fa. Il premio Nobel ha un evidente contenuto politico, come quello per la pace assegnato ad Obama. È accettabile che sia così, ma non nascondiamoci facendo finta che invece la scelta di Edwards sia neutrale». Comunque dopo l’assegnazione al Nobel a Dario Fo si era già capito che il premio non fosse poi molto attendibile.

Avvenire invece deride i laicisti che strumentalizzano questa notizia (fenomeno esclusivamente italiano) per contrapporre ancora una volta scienza e fede.


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    La rivista dei medici americani: il 76% crede in Dio.

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    Esattamente cinque anni fa è uscito un importante studio sul Journal of General Internal Medicine, nel quale si dichiarava che la maggior parte medici (3 su 4) si professa profondamente religiosa e crede ad una vita ultraterrena (neurologi, anatomisti, fisiologi, cardiologi, chirurghi, medici legali, pediatri e psichiatri). La situazione non è cambiata affatto e anzi sembra dilagare. Queste conclusioni, ha riportato The Medical News, hanno contraddetto ricerche precedenti che mostravano come le persone tendono a diventare meno religiose se l’istruzione e il reddito si alzano di livello. Farr Curlin, medico e docente presso l’Università di Chicago, ha rivelato che tra i 1125 medici degli Stati Uniti intervistati, il 76% di questi crede in Dio e quasi il 60% in una sorta di aldilà. Alcuni vogliono far credere che la scienza sia opposta alla religione e invece -continua l’esperto- chi si trova ad applicare la ricerca scientifica per aiutare l’uomo è tradizionalmente un uomo religioso (non a caso gli ospedali sono nati in ambito cristiano). Non stanno chiusi in laboratorio, ma sono continuamente a contatto con la vita e la morte, con le persone, il male e il dolore, la guarigione e l’aiuto verso il prossimo. I ricercatori hanno anche scoperto che il 90% dei medici ha dichiarato di partecipare alle funzioni religiose, almeno occasionalmente. FoxNews aggiunge altre informazioni: i medici sono più propensi a partecipare alle funzioni religiose rispetto alla media della popolazione degli Stati Uniti, il 55% dei medici ha dichiarato che la propria fede influenza il modo in cui svolgere il proprio lavoro e che, mentre oltre l’80% della popolazione degli Stati Uniti è protestante o cattolica, il 60% dei medici ha dichiarato di essere diviso in entrambi i gruppi. Edward Hill, presidente della American Medical Association, ritiene che la religione e la ricerca medica siano completamente compatibili, a patto che i medici non forzino le proprie convinzioni sui pazienti. Lo psicologo Hills ha invece detto che «la fede in un essere supremo è di vitale importanza per la capacità dei medici di prendersi cura di pazienti». La secolarizzazione dell’Europa (o meglio, di una parte di essa) è l’unica eccezione al mondo.

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