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Il Nobel per la medicina Luc Montagnier: «nei miracoli di Lourdes c’è realmente qualcosa di inspiegabile».

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Strano dialogo quello fra un premio Nobel per la Medicina, celebre per aver scoperto il virus dell’Hiv, e un monaco cappellano per lunghi anni a fianco di reclusi di Francia. Un uomo di fede e uno di scienza uniti da una comune vocazione: la ricerca, l’uno della verità terrena, l’altro della verità eterna. Preoccupati entrambi per la dignità dell’uomo e per l’auspicio di un’alleanza positiva tra uomini di scienza e di fede. Lo scienziato è Luc Montagnier, già direttore dell’Istituto Pasteur e Nobel per la medicina nel 2008, quello di fede è padre Michel Niaussat, monaco cistercense. I loro dialoghi sono raccolti nel testo appena uscito Oltralpe, Le Nobel et le Moine . Sollecitati dalle domande del giornalista Philippe Harrouard, hanno messo a confronto le loro posizioni su fede, scienza, etica e ricerca. Lorenzo Fazzini su Avvenire presenta una recensione e racconta che è sopratutto l’ex “rosso” Montagnier (il quale ammette: “all’inizio ho creduto al marxismo, come molti giovani della mia epoca”) a sollevare alcune affermazioni interessanti. Come quando ammette la natura misteriosa dei miracoli che avvengono a Lourdes: «Quando un fenomeno è inspiegabile, se esso esiste veramente, non serve nulla negarlo. Molti scienziati fanno l’errore di rifiutare ciò che non comprendono. Non mi piace questo atteggiamento. Cito spesso questa frase dell’astrofisico Carl Sagan: “L’assenza di evidenza non è l’evidenza dell’assenza”. Riguardo ai miracoli di Lourdes che ho studiato, credo effettivamente che si tratti di qualcosa non spiegabile. […] Io non mi spiego questi miracoli, ma riconosco che vi sono guarigioni non comprese allo stato attuale della scienza». Anche lui quindi è arrivato alla stessa conclusione del suo collega Nobel per la medicina, Alexis Carrel, il quale si convertì al cattolicesimo per aver assisitito direttamente e personalmente ad un miracolo durante il suo viaggio a Lourdes (il racconto dei fatti è su Cultura Cattolica).

Il Premio Nobel continua parlando del grande ruolo che il mondo cattolico svolge verso i sofferenti: «Con il mio collega americano Robert Gallo avevamo ottenuto un’udienza con il Papa (Giovanni Paolo II, ndr) per parlargli del modo in cui potremmo accrescere la nostra collaborazione con il personale delle missioni cattoliche che lavorano nell’ombra in Africa. Essi curano i malati di Aids e fanno prevenzione contro la diffusione del virus». Al che il monaco ribadisce: «Molti preti, religiose e religiosi sono all’opera. Troppo spesso ci si dimentica di parlarne». Gli fa eco il medico: «Gli ordini religiosi cristiani hanno svolto un ruolo molto positivo nella presa in carico dei malati. […] Riconosco che, nel campo delle cure ospedaliere, la Chiesa è stata pionieristica».

Si passa poi alla visione teologica dei due interlocutori. Mentre Niaussat racconta l’inizio della sua vocazione, Montagnier parla della religione: «Le religioni sono fondate su testi sacri: Bibbia, Corano, Torah. Anzitutto si dice che questi testi vengono da Dio, ovvero sono la Rivelazione, e che bisogna seguirli alla lettera. Questi sono dogmi fondatori e comprendo che si esita a modificarli. Ma si potrebbe anche adattare le religioni alle conoscenze di base della scienza, conservando la credenza in Dio». Il Nobel francese però riconosce implicitamente che, se nel mondo prevalesse l’opzione religiosa, in primis quella cristiana, il nostro pianeta ne avrebbe solo da guadagnare: «Vi sono 2 miliardi di cristiani, di cui 1 miliardo e 100 milioni di cattolici. I loro buoni sentimenti sono presenti ma sfortunatamente i rapporti di forza continuano a governare il mondo. Nel nostro secolo la compassione e l’amore del prossimo guideranno il mondo? Ne dubito».

 

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    Il Nobel per la chimica: «Dio dovrà sempre aprire le sue braccia su di noi»

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    Uno degli scienziati-medici viventi di maggior talento è sicuramente Aaron J. Ciechanover. Classe 1947, biologo israeliano, è premio Nobel per la chimica nel 2004 per aver scoperto come le proteine vengono smaltite dal nostro corpo. Ha dedicato la sua vita alla scienza e oggi insegna all’Israel Institute of Technology. L’Osservatore Romano lo ha intervistato e lui nelle varie risposte ha detto: «Occorre avere un approccio più “umanistico” alla scienza e comprendere più a fondo anche la nostra storia e la nostra cultura. Voi italiani ad esempio vivete in un Paese che ha una forte inclinazione religiosa, e io che vivo in Israele comprendo bene questo approccio. Io stesso sono un membro della Pontificia Accademia delle Scienze, vado spesso in Vaticano, capisco benissimo perché il Papa abbia fondato un consesso del genere, in cosa sia impegnato. Non possiamo spazzare via tutto l’uomo e dire: quelle che affronta la scienza sono questioni meramente logiche, Dio o concetti simili non c’entrano nulla. Anche se tu non sei personalmente un credente non puoi non capire il fatto che altri credono, non puoi entrare in questo negozio di porcellane cinesi senza alcuna attenzione e farle a pezzi. Io credo che il progresso della scienza debba assolutamente andare di pari passo con la crescita dell’umanità». L’intervistatore poi gli chiede un parere sul rapporto fra scienza e fede. Il Nobel risponde: «Io non penso che possiamo battere Dio, perché non sappiamo esattamente chi sia. Dio sarà sempre al di sopra di noi. Come dice un mio collega, David Gross, premio Nobel per la fisica, i segreti rimarranno con noi molto a lungo, man mano che il nostro progresso si spingerà più a fondo saranno sempre di più. Anche vivendo più a lungo non troveremmo mai soddisfazione. Così penso che in questo senso Dio dovrà pur sempre aprire le sue braccia su di noi».

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