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“L’Unità” difende il Pontefice sull’educazione sessuale

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Il giornale del comunismo italiano, L’Unità, lo stesso che esaltava l’ateo Stalin nel giorno della sua morte, si mette ora a difendere il Pontefice sulle solite strumentalizzazioni delle sue parole da parte di un manipolo di giornal-atei italiani. L’argomento è quello dei nomi cristiani e dell’educazione sessuale. Scrive il quotidiano: Lunedì scorso, se avete letto i giornali, anche voi probabilmente vi siete annoiati con una balla. Quella che sosteneva che il giorno prima, domenica 9 gennaio, il Papa aveva raccomandato ai cattolici di scegliere nomi cristiani per i propri figli. Questa “raccomandazione”, oppure questa ovvietà, non era compresa nell’omelia di Benedetto XVI per la messa battesimale nella cappella Sistina e neanche nella sua allocuzione prima dell’Angelus. Dove l’avrà sentita allora il giornalista dell’agenzia che l’ha lanciata in rete? Un titolo poi lanciato da un quotidiano on line, probabilmente con un primo input da agenzia stampa, ha fatto il giro del mondo: il passaggio del discorso papale che ha meritato l’attenzione del principale quotidiano italiano e a seguire quella del resto del cosmo mediatico è il seguente: «Proseguendo la mia riflessione, non posso passare sotto silenzio un’altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione». Riassunto nel lancio d’agenzia e via dicendo tuona così: «La libertà religiosa della Ue minacciata dall’educazione sessuale». Eppure -si continua- la Chiesa Cattolica, come “sistema scolastico globale”, ha introdotto l’educazione sessuale nei propri istituti già dal 1983, e quindi non è la materia (trattata con contenuti e testi prodotti dagli ambienti pedagogici cattolici) a costituire il problema: è la pretesa, nella Spagna di Zapatero, con la pur lodevole (nelle intenzioni) legge per «L’educazione alla cittadinanza», di sostituirsi alle famiglie imponendo la ricezione di un “antiprogetto” pedagogico a chiunque non sia disposto a pensare e vedere il mondo con gli stessi occhiali di chi sta al governo. Quindi era “libertà” e non “sesso” la parola-chiave che il Papa ha declinato in più modi durante un discorso, il suo, strutturato con una forte connotazione geopolitica. Il consiglio quando appare qualcosa sul Papa è quello di andare ad informarsi sui quotidiani attendibili, come Avvenire o l’Osservatore Romano, per non rischiare di credere a gente che finge di occuparsi di cose che riguardano la Chiesa solo per perseguire altri fini.


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    «Io, laico, applaudo alla denuncia del Papa», così risponde il direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara ad un’intervista de La Stampa (il suo quotidiano risulta al secondo posto nella classifica di qualità dei siti di informazione italiani stilata da Google, subito dietro al Corriere della Sera). Come molti altri condivide il monito di Benedetto XVI contro la partecipazione obbligatoria all’educazione sessuale (dove spesso si distribuiscono profilattici e pillole abortive all’insaputa dei genitori). «Questi corsi obbligatori nelle scuole sono una delle bandiere della stupidità occidentale. Non parlo a difesa della fede come fa il Papa e, diversamente da lui, non ho alle spalle duemila anni di ragione, però mi solleva sentirlo denunciare la sconcezza asettica e obbrobriosa dell`educazione sessuale obbligatoria. Il giorno della rielezione di Bush sul “New York Times” l’opinionista liberal Maureen Dowd attribuì quella vittoria al voto di suo fratello che aveva scelto il candidato repubblicano dopo che a scuola alla figlia di otto anni avevano insegnato a mettere un preservativo a un cetriolo». Rispetto all’educazione sessuale obbligatoria -continua il direttore de Il Foglio- era meglio ciò che accadeva in passato quando del sesso si parlava in famiglia attraverso le favole oppure in strada. «Anche stavolta il Papa ha avuto la sfacciatagine, il coraggio di impugnare la ragione per affermare nello spazio pubblico mondiale il contenuto e il significato della fede cristiana, una fede che assume alcuni principi liberali del tempo moderno senza sottomettersi alla sua deriva nullista». Associazioni gay e Radicali lo hanno criticato, e Ferrara commenta: «Come sempre lo criticano i portavoce istituzionali di una cultura i cui pilastri etici globali sono gli spermicidi, l’aborto moralmente indifferente, la pianificazione familiare coatta del sesso dei nascituri, la selezione eugenetica della vita e la sua riproduzione artificiale come mezzo a scopo di ricerca, fino all’eutanasia. Il Papa crede nella sobrietà dei costumi, in una sessualità umana orientata alla costruzione di significati vitali e non alla distruzione dell`amore nella caricatura del piacere».

     

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