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Niccolò Stenone, il sacerdote cattolico fondatore della paleontologia

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L’11 gennaio scorso si è festeggiato l’anniversario di nascita di Niccolò Stenone, una dedica è stata fatta anche da Google dedicando a lui il suo logo. Stenone fu un importantissimo uomo di scienza e un sacerdote cattolico.


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Pontificia accademia delle scienze: il premio Nobel Werner Arber è il nuovo presidente

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Il biologo svizzero e Premio Nobel per la medicina, Werner Arber, professore emerito di microbiologia all’Università di Basilea sostituisce il fisico italiano Nicola Cabibo, scomparso di recente, alla guida della Pontificia Accademia delle Scienze. Ha vinto il Nobel per aver contribuito alla scoperta dell’edonucleasi del Dna. E’ stato nominato da Benedetto XVI nonostante sia di fede protestante e questo è un’importante fatto ecumenico poiché è la prima volta che l’Accademia è presieduta da un non cattolico. La Pontificia Accademia delle Scienze, riporta La Stampa, è stata fondata 400 anni fa da Papa Clemente VIII e riunisce 80 accademici nominati dal papa e scelti tra i più rinomati del mondo intero. Tra i membri si annoverano accanto al prof. Arber almeno altri venti Nobel (segnalati in Ultimissima 11/12/10). La scelta dei membri attivi dell’Accademia poggia unicamente su meriti scientifici ed etici , indipendentemente dalla nazione o dall’appartenenza religiosa. Oltre a ricoprire diverse cariche in Organismi scientifici a livello internazionale, è stato Presidente dell’ICSU (International Council for Science). Nominato Accademico Pontificio nel 1981, è Consigliere della Pontificia Accademia delle Scienze dal 1995.

 

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    Uno dei più importanti astrofisici del XX secolo è morto poche settimane fa. Si tratta di Allan Sandage, assistente di Edwin Hubble, di cui ne proseguì il lavoro. Da devoto cristiano, ha spesso accettato di parlare su rapporto tra scienza e fede (le citazioni sono prese da M. Bersanelli, M. Gargantini; Solo lo stupore conosce: l’avventura nella ricerca scientifica, BUR 2003, pag. 336-338 e da un articolo apparso in questi giorni su La Bussola Quotidiana): «E’ chiaro che ciascuna tratta un aspetto differente della realtà. La Bibbia non è certo un libro di scienza: uno non la studia per trovarci le intensità e le lunghezze d’onda delle linee di Balmer per l’idrogeno, né la scienza ha a che fare con le proprietà ultime spirituali del mondo, che sono anch’esse reali. La scienza può rispondere solo a un tipo fissato di domande, che concernono il “cosa”, il “dove” e il “come”. Con il suo metodo, potente quanto esso sia, non risponde (e in verità non può) al “perché”. Perché gli elettroni hanno tutti la stessa carica e massa? Perché c’è qualcosa invece che niente? Perché così tanti processi sono così profondamente interconnessi? Io credo che ci sia una chiara responsabilità per la Chiesa di capire e di credere nei risultati straordinari e nelle pretese della scienza: il suo successo è semplicemente troppo evidente e visibile per essere ignorato. E’ altresì incombente per gli scienziati di capire che la scienza è incapace, a causa delle limitazioni del suo metodo, di spiegare e capire ogni cosa della realtà»».

    Riferendosi probabilmente a qualche suo collega: «Gli scienziati che sono contenti di vivere come riduzionisti materialisti non ammetteranno mai un mistero nelle cose che vedono, sempre rinviando di volta in volta, aspettando una spiegazione riduzionista per ciò che è ancora ignoto. Ma portare questo credo riduzionista al livello più profondo (e indefinito sempre rimarrà), quando «la scienza conoscerà ogni cosa», è esso stesso un atto di fede, che nega che ci possa essere qualcosa di sconosciuto alla scienza, almeno per principio. Ma le cose dello spirito non sono cose della scienza. Se Dio non esistesse, la scienza dovrebbe inventare il concetto che spieghi ciò che sta scoprendo al suo nocciolo. Suona ancora vero il detto di Abelardo del XII secolo: “La verità non può essere contraria alla verità. Le scoperte della ragione devono accordarsi con le verità della Scrittura, altrimenti il Dio che ci ha date entrambe ci ha ingannati, con l’una o con l’altra”. Se non c’è Dio, niente ha senso. La casualità, promossa dagli atei, è basata su un inganno, che segue già dalle loro premesse iniziali, che esse vogliono fare su se stessi».

    Parlando delle recenti scoperte astronomiche: «La scoperta dell’espansione dell’universo con le sue conseguenze riguardanti la possibilità che astronomi abbiano identificato l’evento della creazione, mette veramente la cosmologia astronomica vicino al tipo di teologia naturale medievale che ha cercato di trovare Dio identificando la causa prima. Gli astronomi possono aver trovato il primo effetto, ma non quindi, necessariamente, la causa prima cercata da Anselmo e Tommaso. Nessuna scoperta astronomica ci dice perché l’evento è successo. Ma la natura di Dio non deve essere trovata dentro ciascuna parte di queste scoperte della scienza».

    E ancora: «Il mondo è troppo complesso in tutte le sue parti e interconnessioni per essere dovuto solamente al caso. Sono personalmente convinto che l’eistenza della vita con tutto il suo ordine in ognuno dei suoi organismi è semplicemente messa insieme troppo bene. Ciò diventa più stupefancete ogni anno, via via che i risultati scientifici diventano più dettagliati. Ogni parte di un corpo vivente dipende da tutte le altre parti (del corpo) per poter funzionare. Come fa ogni parte a saperlo? Come ogni parte si differenzia al concepimento? Più si studia la biochimica, più diventa incredibile senza che ci sia una qualche sorta di principio organizzatore -un architetto per chi crede. A causa di ciò, molti scienziati sono portati alla fede dal loro lavoro. Lo scienziato, detto con Anselmo, può «credere per capire» quello che vede, piuttosto che «capire per credere».

    Sandage ha determinato l’età degli ammassi globulari e ha contribuito alla calibrazione delle «candele standard» (per misurare distanza delle galassie più lontane). Si è dedicato particolarmente al calcolo dell’eta dell’universo ed è stato il primo a riconoscere l’esistenza di quasar privi di intensa emissione radio. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti in ambito scientifico: tra gli altri, la Eddington Medal della Royal Astronomical Society nel 1963, la medaglia d’oro di Papa Pio IX nel 1966 e la medaglia Elliot Cresson del Franklin Institute nel 1973. Nel 1971 ha ricevuto la National Medal of Science, il maggiore riconoscimento scientifico negli Stati Uniti. Più recentemente ha vinto il Premio Crafoord dell’Accademia Reale svedese delle Scienze nel 1991 e il Cosmology Prize della Fondazione Peter Gruber nel 2000.

     

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    Scienza e fede: i più grandi scienziati membri della Pontificia Accademia delle Scienze.

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    E’ molto difficile ancora oggi sostenere l’avversità tra scienza e religione, quando i migliori scienziati del mondo sono membri della Pontificia Accademia delle Scienze. Lo ricorda Edwin Cartlidge su FoxNews. Cartlidge è l’ex caporedattore della rivista ingelse Physics World, che ora collabora regolarmente con argomenti di fisica e questioni connesse (i suoi lavori appaiono regolarmente su New Scientist). Ricorda: «Tutti i membri della Pontificia Accademia delle Scienze concordano ampiamente sul fatto che la scienza moderna non sia assolutamente in contrasto con la fede religiosa». Nel mese scorso, durante l’annuale Sessione Plenaria dell’Accademia delle Scienze, Benedetto XVI ha affrontato il tema: “L’eredità scientifica del XX secolo” (qui parti del suo discorso). Lo ha fatto di fronte a celebri uomini di scienza, lodando le conquiste più recenti. Cartlidge dice: «Il Papa ha ricordato che la Chiesa cattolica incoraggia la ricerca scientifica e, rivolgendosi al pubblico ha ricordato che non bisogna né temere la scienza, né trattarla come una panacea in grado di rispondere a tutte le nostre più profonde domande esistenziali». Sono poi intervenuti vari membri dell’Accademia, tra i quali il premio Nobel Charles Townes che ha descritto la storia della sua invenzione del laser. Il biologo Werner Arber ha invece apprezzato il fatto che i lavori dell’accademia influenzino realmente il pensiero del Papa sul mondo scientifico. Cartlidge ricorda anche che «l’evento scatenante del conflitto tra scienza e religione fu la condanna di Galileo Galilei per il suo supporto all’eliocentrismo di Copernico. Il divario è poi aumentato a causa di incompresioni sulla teoria darwiniana. Tuttavia l’esistenza della Pontificia Accademia delle Scienze consente alla Chiesa cattolica di interfacciarsi con la scienza moderna». L’accademia è stata creata nella sua forma attuale nel 1936 da Papa Pio XI, lo scopo fu proprio per assicurare che la Chiesa Cattolica fosse tenuta al passo con le attuali scoperte scientifiche. La qualità scientifica non è l’unico criterio per l’adesione all’Accademia, e nemmeno la posizione esistenziale (sono presenti infatti anche alcuni “non credenti” e agnostici). Il Papa accetta o rifiuta nomine basandosi anche sulla base di un “elevato profilo morale”. Ad esempio, il biologo Edward De Robertis ha dichiarato che il suo recente ingresso nella Pontificia Accademia della scienza è stato concesso soltanto a seguito di un dialogo con un cardinale di Los Angeles. Il fisico ricorda pure che «Albert Einstein non superò questo criterio perché aveva una relazione extraconiugale».

    Tra gli attuali membri più illustri della Pontificia Accademia delle Scienze troviamo: il biologo premio Nobel David Baltimore, il chimico premio Nobel Paul Berg, il biologo premio Nobel Gunter Blobel, il fisico premio Nobel Claude Cohen-Tannoudji, il chimico premio Nobel Paul Jozef Crutzen, il biochimico premio Nobel Christian de Duve, il chimico premio Nobel Mafred Eigen, il fisico premio Nobel Gerhard Ertl, il fisico premio Nobel Theodor Wolfgang Hänsch, il fisico premio Nobel Klaus von Klitzing, il fisico premio Nobel Tsung- Dao Lee, il chimico premio Nobel Jean-Marie Lehn, il chimico premio Nobel Mario Molina, il chirurgo premio Nobel Joseph E. Murray, il chimico premio Nobel Ryoji Noyori, il fisico premio Nobel William D. Phillips, il chimico premio Nobel John Charles Polanyi, il fisico premio Nobel Carlo Rubbia e tanti altri. In passato altri celebri scienziati membri sono stati: Marconi, Carrel, Planck, Bohr, Heisenberg, Dirac, Schrodinger, Fleming e Lemaitre.

    P.S.: non ne fanno parte invece celebri Premi Nobel come Richard Dawkins e Pierciccio Odifreddi.

     

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    E’ di oggi la notizia che il celebre fisico Stephen Hawkins ha cambiato idea e ha dichiarato che per spiegare l’origine dell’Universo non è necessario pensare a Dio. Attendiamo di leggere le sue spiegazione che riabilitano così la vecchia e screditata generazione spontanea. Ma c’è chi cambia idea anche in senso opposto: «Credo che l’universo sia stato creato da un’Intelligenza infinita e che le sue intricate leggi manifestino ciò che gli scienziati hanno chiamato la Mente di Dio. Ritengo che la vita e la riproduzione abbiano origine da una Fonte divina». Sembrerebbe la solita affermazione teistica di un onesto pensatore in ricerca religiosa il quale, osservando il cosmo, ne deduce la provenienza da un Dio creatore. Ma se tale frase è uscita dalla penna di quello che per decenni è stato uno degli atei più celebri del pianeta, beh, allora, la faccenda si fa interessante. Avvenire racconta che è lo stesso Antony Flew, filosofo inglese nato nel 1923 e morto lo scorso 8 aprile, docente in diverse università (Oxford, Aberdeen, Toronto), ad aver messo tutto nero su bianco nel suo ultimo libro, finalmente arrivato anche in Italia: “Dio esiste. Come l’ateo più famoso del mondo ha cambiato idea” (Alfa e Omega 2010).

    Dalla negazione granitica di Dio all’adesione “scientifica” ad un Essere superiore. Nel 2007, quando è stata pubblicata la versione originale, aveva suscitato un vespaio di polemiche, compresa la reprimenda del solito zoologo ateo Richard Dawkins, che aveva attribuito a una decadenza senile la conversione di Flew, suo maestro di un tempo. Ovviamente la reazione infantile di Dawkins è errata: Flew stesso ha previsto nell’introduzione questo genere di critiche e dimostra nello svolgimento del pensiero una chiara lucidità di giudizio e un ribaltamento completo e ragionato delle affermazioni fino a quel punto promosse.

    Militanza atea. Il super ateo ed ex marxista di Oxford fece la sua prima e pubblica professione di ateismo davanti ad un gigante del pensiero cristiano novecentesco, lo scrittore (e apologeta convertito) Clive S. Lewis, il narratore delle celebri “Cronache di Narnia”. Espose il suo pensiero in 35 opere sulla sua mancanza di religiosità, interpretando il pensiero di Wittgenstein in chiave anti-religiosa: «Sfidavo i religiosi a spiegare come dovessero essere comprese le loro assunzioni», ovvero ad affermare la «logica» del dichiarare vera l’esistenza di Dio. Produsse poi altre due opere fondamentali, “God and Philosophy” e “The Presumption of Atheism”, nel quale, rifacendosi a David Hume, sosteneva che «le tesi cosmologiche e morali a favore dell’esistenza di Dio non fossero valide. […] Sostenevo che una discussione sull’esistenza di Dio dovesse iniziare col supporre l’ateismo e che l’onore della prova dovesse spettare ai teisti».

    La conversione. Ma nel 2004 si accorse di aver sbagliato tutto. Ad aiutarlo lo sviluppo scientifico. Per l’occasione scelse una platea importante, un convegno a New York: «Annunciai che accettavo l’esistenza di un Dio». E la motivazione era opposta e speculare alla negazione di un tempo: «Perché credo così, pur avendo esposto e difeso l’ateismo per più di mezzo secolo? È per il quadro del mondo che è emerso dalla scienza moderna, in particolare credo che il materiale del Dna abbia dimostrato, con la complessità quasi incredibile delle disposizioni di cui si necessita per generare la vita, che l’Intelligenza debba essere stata così coinvolta nel far sì che questi elementi diversi operassero insieme». Flew riconosce di essere sulla scia di altri che, come lui, hanno trovato nella ricerca scientifica una chiave per dimostrare che affidarsi a Dio non è una pia illusione. L’ex ateo cita, in primis, Charles Darwin, padre della teoria dell’evoluzione, di cui riprende questo passaggio: «La ragione mi parla dell’impossibilità quasi di concepire l’universo e l’uomo come il risultato di un mero caso o di una cieca necessità. Questo pensiero mi costringe a ricorrere a una Causa Prima dotata di un’intelligenza». Tra gli altri, Flew cita John Polkinghorne, pastore anglicano e grande filosofo della scienza di Cambridge, e Francis Collins, colui che ha portato a termine la mappatura del genoma umano e autore del fortunato “Il linguaggio di Dio” (Longanesi).

    E’ rischioso quindi per un ateo riflettere troppo profondamente sulla propria posizione, può darsi che alla fine non ne sia più convinto. Flew chiude la sua confessione accennando al cristianesimo: «Alcuni sostengono di aver stabilito un contatto con questa Mente. Io no. Ma chi lo sa cosa potrebbe accadere in seguito? Certamente la figura carismatica di Gesù è così speciale che è sensato prendere in seria considerazione l’annuncio che lo riguarda. Se Dio si è davvero rivelato è plausibile che lo abbia fatto con quel volto». Su Youtube è possibile visionare una presentazione del libro.



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