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Ecco le 10 assurdità della sentenza contro il crocifisso.

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Oggi è il giorno in cui ci sarà la vera sentenza al Crocifisso. Mentre la Grande Camera sta ascoltanto le parti coinvolte nel ricorso presentato dall’Italia, appoggiata a 10 Stati membri dell’Unione Europea e da molte associazioni europee, torniamo alla assurda sentenza della Corte Europea e senza entrare in argomenti giuridici, rileviamo comunque ben 10 contraddizioni.


  1. La Corte Europea, non c’entra nulla con l’Europa. La sentenza quindi è nata in una istituzione che non appartiene all’Unione Europea, ma pretende di regolamentare il comportamento di uno Stato Europeo. Lo ha detto il Commissario europeo alla Giustizia, Jacques Barrot, che, in merito alla presenza di simboli religiosi in edifici pubblici, ha dichiarato: «vige il principio di sussidiarietà, e dunque ricade interamente nelle competenze degli Stati membri. La Corte Europea per i diritti dell’uomo non è un’istituzione europea. Inoltre non vi è alcuna normativa Ue che regoli la materia e anche le norme comunitarie contro la discriminazione escludono il riferimento ai simboli religiosi attribuendone la competenza agli Stati membri» (da Informati Subito.it).

  2. La signora Lautzi,, cioè colei che ha portato la questione alla Corte Europea è di origine finlandese. Ha detto che il crocifisso in Italia discrimina chi non crede, ma non si è accorta che la “sua” bandiera finlandese è formata da una discriminantissima croce cristiana su sfondo bianco (così come altre migliaia di stemmi e bandiere nazionali). Questo non traumatizza il suo bimbo-cucciolotto (qui una foto sua che sembra proprio dimostrare l’evidente traumatizzazione e una di suo padre, con alle spalle Emma Bonino)? E lei non si sente discriminata dalla bandiera del suo Paese d’origine?

  3. La Lautzi è socia fondatrice ed è sponsorizzata dall’UAAR, Unione degli atei, agnostici e presunti razionalisti (in realtà sono un manipolo di miliziani infervorati capitanati da un videomaker appassionato di musica alternativa), che come abbiamo già avuto modo di dimostrare è un unità che non può di fatto esistere se non creando enormi ambiguità e contraddizioni, appunto. Ciò è rilevato anche dagli atei fanatici di MicroMega (vedi Ultimissima 5/6/10 e Ultimissima 13/6/10).

  4. Arriviamo a parlare dei 7 giudici anticrocifisso della Corte Europea. Da chi è composto il moderno Sinedrio? Premettiamo a titolo informativo che i giudici guadagnano 18.426 euro netti al mese incassati in anticipo, non pagano le tasse, non hanno la pensione, ma godono di statuto diplomatico e immunità. Innanzitutto abbiamo la presidentissima, Francoise Tulkens, 67 anni, rappresentante del Belgio. La signorotta però non appare proprio in linea con il suo Paese, nel quale il crocifisso è tranquillamente presente in tutte le scuole, pubbliche e private che siano. Panorama rivela inoltre la particolare confusione della Tulkens: nel suo studio l’unica cosa appesa è una cartolina di una divinità thailandese, lei si dichiara cattolica ma non praticante ed è imbevuta di laicismo positivo e presunta neutralità religiosa…insomma, quel che si dice: poche idee ma chiare, no?

  5. Poi abbiamo il mitico Vladimiro Zagrebelsky, 69 anni. Un russo ateo-comunista, scelto dal governo dell’Ulivo, a rappresentare l’Italia? Si, purtroppo non è una barzelletta. Il Vladi è fratellino dell’ateo-comunista Gustavo Zagrebelsky, il quale è arrivato a scrivere, tutto convinto: “Ha senso dire che chi nega Dio vorrebbe mettersi al suo posto? Se Dio non esiste, non può essere questione di rimpiazzarlo. L’argomento della superbia sta e cade con Dio e, se Dio esiste, non vale più niente” (da Contro l’etica della verità, pag. 83). Stava chiaramente facendo ironia sulla autocelebrazione e autodivinizzazione della persona imposta dal dittatore ateo-comunista russo Stalin, suo conterraneo o quella di Mao o di tutti i dittatori ateo-comunisti del XX° secolo… Per fortuna che suo fratello, super Vladimiro, è stato sostituito prontamente il 26 gennaio 2010 con Guido Raimondi. Sua madre è di confessione valdese, viene eletto a Strasburgo su proposta del “cattolico adulto” Romano Prodi e si fa notare subito per azioni anticristiane verso la Norvegia. Respinge anche il ricorso contro la sentenza della Corte d’appello di Milano, permettendo così di interrompere l’alimentazione ad Eluana Englaro.

  6. Poco da dire sul giudice portoghese Ireneu Cabral Barreto, 68 anni, che è quello che almeno si è posto dei dubbi su ciò che stava facendo. D’altra parte, anche lui, rappresenta un Paese in cui il crocefisso è presente ovunque. Ma, alla fine, ha rinunciato alle sue idee e ha votato per l’unanimità. Utile e lineare un rappresentate che rinuncia ad esprimersi e a rappresentare, vero?

  7. Arriviamo a Andras Sajò, ungherese. Forse nessuno gli ha mai fatto notare lo stemma ufficiale dell’Ungheria. Oltre infatti ad esporre la croce di Santo Stefano, esso è sormontato dalla corona di Santo Stefano e da una seconda croce cristiana in cima (vedere per credere). I documenti ufficiali sulla sua scrivania, firmati e controfirmati da lui, sarano quindi pieni di croci cristiane…nessuna contraddizione neanche qui, giusto?

  8. Siamo a Danute Jociene , 40 anni rappresentante della Lituania. Anche la Danute non si è accorta che lo stemma ufficiale della “sua” Lituania rappresenta un cavaliere che brandisce uno scudo su cui è palese la croce di Lorena che, come spiega Wikipedia, deriva dalla croce cristiana. Inoltre pare paradossale che, prima, la rappresentante scelta dal governo della Lituania approvi la sentenza contro il crocifisso e, qualche mese dopo, lo Stato della Lituania, si allei all’Italia (assieme ad altri 10 Stati) per voler ribaltare la sentenza emessa dalla sua stessa rappresentante (vedi La Stampa 2/6/10).

  9. C’è anche Dragoljub Popovic, rappresentante della Serbia. Si, proprio della Serbia. Ma il signor Popovic si è accorto che nè lui, nè lo Stato che rappresenta fanno parte dell’Unione Europea? Come può un cittadino non europeo setenziare contro uno Stato Europeo appellandosi a presunte leggi di una costituzione che per primo non rispetta, non essendone geograficamente vincolato? Anche qui c’è da rimanere perplessi.

  10. Finiamo con Isil Karakas. Sapete da dove viene? Dalla Turchia. Cioè, è rappresentante di uno Stato che, non solo fortunatamente non fa parte dell’Unione Europea (vedi le stesse contraddizioni di sopra), ma che è quotidianamente al centro della cronaca per continue violazioni della libertà e del rispetto religioso. La Turchia non riconosce alle comunità religiose nemmeno i loro diritti ad esistere in qualità di comunità indipendenti con pieno status legale, tra cui per esempio il diritto ad avere propri luoghi di culto e una tutela giuridica, però il suo rappresentante parla di rispetto delle credenze altrui, proibendone la discriminazione.

Grazie all’UAAR, migliaia di crocifissi in più nelle scuole e nei comuni italiani.

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Nel pubblicare questo dossier che riassume alcune reazioni dei cittadini italiani dopo la sentenza della Corte Europea contro l’esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche, vogliamo esprime un sentito ringraziamento all’UAAR…(continua a leggere)

All’interno della Corte Europea spuntano nuovi alleati del crocifisso.

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La Stampa e Zenit.it riportano che la Corte Europea dei Diritti Umani (ECHR) ha informato questo mercoledì che lo European Centre for Law and Justice (ECLJ) è autorizzato a diventare parte terza nel caso della “signora Lautsi vs Italia”, più noto come il “caso del crocifisso”…(continua a leggere)

Il Crocifisso è in buone mani nonostante la crociata della UAAR.

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Il governo italiano è “fiducioso” sulla possibilità che la Grande Chambre accolga il ricorso presentato nelle settimane scorse contro la sentenza della Corte europea che vieta l”esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Lo ha detto in una conferenza stampa a Palazzo Chigi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta insieme a Carlo Cardia, docente di diritto ecclesiastico, consulente sul caso e autore del libro «La questione del crocifisso e l`identità culturale e religiosa dell`Europa», che verrà presentato il 4 maggio in Senato. Cardia ha annunciato: “ci sono tutte le condizioni perchè quella sentenza della Corte, che non ha tenuto in considerazione sia elementi giuridici che di fatto, sia rivista dalla Grande Chambre”. La questione “riguarda tutta Europa tant”è vero che a reagire in modo più deciso sono stati i paesi ortodossi, dalla Russia alla Grecia dove il patriarca voleva convocare un concilio generale. Per non pensare al fatto che gran parte dei paesi del Nord Europa esibiscono croci nei loro vessilli…”. I due articoli che ne parlano sono usciti su La Stampa. Cardia ha approfondito la questione sul quotidiano Avvenire.

Il Foglio racconta che la neo ministro per gli Affari sociali della Bassa Sassonia musulmana di origini Turche, educata nell’ex Germania dell’Est si chiama Aygul Ozkan. Ha avuto il suo momento di celebrità nelle cronache di ieri quando ha dichiarato: “La scuola deve essere un luogo neutrale per permettere al giovane di scegliere da sé l’orientamento religioso”. Moltissime le reazioni di irritazione registrate sui blog e nella sezione commenti degli articoli. Molte le voci che hanno chiesto di revocare addirittura la sua nomina. Immediata la replica del ministro federale per l’Integrazione, Maria Bohmer, che le ha ricordato: “Il crocifisso non è solo parte integrante della nostra tradizione ma fa parte anche del nostro bagaglio culturale collettivo”. Christian Wulff, pur non contento dell’uscita del ministro in pectore non ha voluto però rimangiarsi la decisione.



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