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Archivi tag: vangeli

Storicità del cristianesimo: andare oltre Bultmann

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Beyond BultmannLa storicità del cristianesimo è stata per anni in balia di studiosi scettici che facevano a gara per chi distruggesse meglio l’autenticità storica dei quattro vangeli. Uno dei capostipiti di questo gruppo di “distruttori” è certamente stato il tedesco Rudolf Bultmann, figlio della scuola luterana.

Attraverso il suo metodo (il metodo della scuola tedesca) definito “critica delle forme”, egli riteneva gran parte dei Vangeli un mito e questa è l’idea che si sono fatti generazioni di studiosi e milioni di persone …

http://www.uccronline.it/2014/10/20/storicita-del-cristianesimo-andare-oltre-bultmann/

Il Vangelo di Marco si basa sulla testimonianza di Pietro

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Vangelo di MarcoAll’estero, sopratutto in America, tantissimi studiosi del cristianesimo primitivo hanno un loro blog personale in cui pubblicano documenti, riflessioni, rispondono a domande e dialogano tra loro. Storici, teologi, biblisti, studiosi del Nuovo Testamento di diverso orientamento: cattolici, agnostici, protestanti, ebrei.

E’ molto interessante seguire il dibattito, in particolare recentemente …

 

http://www.uccronline.it/2014/01/08/il-vangelo-di-marco-si-basa-sulla-testimonianza-di-pietro/

Gesù aveva una moglie? Uno scoop “alla Corrado Augias” | UCCR

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Il Dan Brown de noantriovvero l’ateologo-tuttologo Corrado Augias, ci ha abituato a incredibili scoop sui Vangeli e su Gesù. Frequentemente insiste nel ripetere che «Gesù aveva dei fratelli», interpretando grossolanamente il termine “adelfòi” presente nei Vangeli, che in realtà significa “cugini”. La «cialtroneria dell’approccio di Augias»

http://www.uccronline.it/2012/09/22/gesu-aveva-una-moglie-uno-scoop-alla-corrado-augias/

Entro il 2025 la Bibbia sarà tradotta in tutte le lingue esistenti.

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L’Antico Testamento è tradotto ormai in moltissime lingue ma l’ebreo ortodosso lo studia rigorosamente in ebraico, senza permettersi di avanzare alcuna critica. Anche nelle scuole coraniche la musica non cambia: il Corano si studia, a memoria, esclusivamente in arabo, e in arabo viene recitato, nelle occasioni liturgiche, in ogni parte del mondo. Il testo è considerato immutabile in quanto espressione, alla lettera, della parola di Dio. L’operazione di traduzione viene comunque vista con diffidenza, come una sorta di fastidiosa necessità. Nel mondo cristiano la situazione si è fin dall’inizio presentata in maniera diversa: al cuore di esso vi è un annuncio (la “buona novella”), e il messaggio è indirizzato ad ogni singolo essere umano, che deve essere in grado di comprenderlo. Non c’è una lingua speciale, nessuno si è preoccupato di salvaguardare l’aramaico. Piuttosto, fin da subito, si è voluto portare il messaggio di Cristo in ogni parte del mondo, usando il linguaggio locale. Non è una religione del Libro ma dell’incontro umano, della relazione interpersonale, della successione apostolica. Le Scritture servono sempre come richiamo costante e da questo punto di vista si capisce l’impresa che la più grande organizzazione mondiale di traduzione della Bibbia ha voluto intraprendere: entro il 2025 la Bibbia dovrà essere tradotta in tutte le lingue esistenti. The Christian Post ha annunciato che la fondazione ha già raccolto quasi 250 milioni di dollari per questa campagna, in soli due anni. Nel novembre del 2008, appena lanciata l’iniziativa, un donatore anonimo ha fornito una somma sbalorditiva di 50 milioni di dollari. Uno dei promotori, Bob Creson, ha dichiarato che mancano ancora più di 2000 lingue e sono più di 350 milioni le persone che non possono accedere alle Scritture nella loro lingua.

 

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